Consorzi Zir e Aias lavoratori stremati: «Dateci lo stipendio»
Senza compensi da mesi, in alcuni casi da più di due anni «Nessuno ci ascolta, siamo pronti ad alzare la voce»
SASSARI. Il calendario cammina veloce e le risposte non arrivano. I lavoratori aspettano: sono tanti quelli che nell’isola ogni giorno timbrano diligentemente il cartellino ma a fine mese non ricevono lo stipendio. Oppure incassano in ritardo soltanto una parte dei compensi dovuti. Situazioni delicatissime che si trascinano da molto tempo.
È sicuramente questo il caso dei dipendenti dei Consorzi Zir: tra i 48 lavoratori impiegati nelle zone industriali c’è chi non riceve lo stipendio addirittura da più di due anni. E se iI soldi sono finiti da un pezzo, ora si è esaurita anche la pazienza. I lavoratori degli enti in liquidazione dal 2008 denunciano l’atteggiamento della Regione che non ha mantenuto le promesse fatte tempo fa. Anche l’ultimo incontro nel mese di agosto «si è risolto con un nulla di fatto – denuncia il coordinatore regionale Mariolino Azzena – a parte le vane rassicurazioni dell’assessore all’Industria Maria Grazia Piras. E le procedure e i piani di liquidazione, tempestivamente presentati dagli instancabili commissari liquidatori, rimangano ancora chiusi nei cassetti dell'assessorato». La reazione non si farà attendere: «Nostro malgrado si preannunciano forti azioni di protesta che verranno concordate anche con le organizzazioni sindacali territoriali in quanto si ritiene improcrastinabile la definitiva ed immediata risoluzione della vertenza Zir ormai al collasso». Le situazioni più drammatiche riguardano i dipendenti di Siniscola, della Valle del Tirso e di Tempio: «I lavoratori sono allo stremo, sfiancati da anni di incertezza economica». Un incubo iniziato nel 2008, quando l’ex giunta Soru stabilì la messa in liquidazione dei consorzi e il successivo trasferimento dei dipendenti ai Comuni, alle Province o ai neonati consorzi provinciali. Di fatto il piano è rimasto bloccato ai nastri di partenza: da otto anni si va avanti con gestioni commissariali e con il taglio delle risorse. A iniziare da quelle necessarie per pagare gli stipendi ai dipendenti. In sede di approvazione della legge Finanziaria, nel marzo scorso, sembrava si fossero aperti spiragli. Poi, più recente, l’annuncio di un disegno di legge. Di fronte al nulla di fatto i lavoratori, sinora estremamente garbati nonostante la situazione critica, annunciano che solleveranno i toni della protesta.
E sono allo stremo anche i lavoratori dell’Aias, quasi 1300 persone distribuite in tutta la Sardegna. Anche loro combattono una vertenza lunga e complicata. Solo di recente si è aperto qualche spiraglio, con la proprietà che ha deciso di pagare ai dipendenti almeno parte (il 50 per cento) degli stipendi mensili. Ovviamente non basta. Anche perché mancano all’appello diverse mensilità. I lavoratori pretendono chiarezza e certezze economiche. Per questo di recente i rappresentanti sindacali si sono ancora una volta rivolti alla Regione, in particolare all’assessore alla Sanità Luigi Arru, sollecitando una nuova presa di posizione e la fissazione di criteri a tutela dei lavoratori che operano nel campo dell’assistenza socio-sanitaria. (si. sa.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
