La Nuova Sardegna

Telerilevamento, un flop da 27 milioni

di Claudio Zoccheddu
Telerilevamento, un flop da 27 milioni

Realizzato negli anni ’90 doveva controllare parte del territorio con telecamere a infrarossi, ma è abbandonato da anni

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SASSARI. Era l’anno in cui Ibm presentava il primo telefono in grado di ricevere email e fax ma anche quello del primo sms, inviato da un ingegnere di una compagnia telefonica e ricevuto da un collega. La Sardegna nel 1992 non era rimasta al palo e aveva provato la rivoluzione tecnologica in un campo che, da sempre, è una nota dolente nello spartito sardo: la prevenzione degli incendi. La pratica venne firmata a cavallo dei mandati di presidenza della Regione affidati a Mario Floris e ad Antonello Cabras che avvallarono la realizzazione di un sistema di telerilevamento in grado di avvistare gli incendi in fase embrionale e di comunicarne le dimensioni e la localizzazione agli addetti allo spegnimento. Un’idea rivoluzionaria che aveva impegnato 52 miliardi di lire (quasi 27 milioni di euro)divisi tra contributi ministeriali, fondi regionali e denari stanziati dalle comunità montane. Lo sforzo economico consentì la realizzazione di una cinquantina di impianti di rilevazione associati a una decina di sale operative. Era il 1993 e da allora le tracce del sistema di telerilevamento degli incendi iniziano a sbiadirsi per diventare quasi invisibili fino a quando, tra il 2003 e il 2004, il Corpo forestale avrebbe investito 850mila euro per l’aggiornamento tecnologico di alcuni impianti. Poi, più nulla.

L’interrogazione. Il caso del telerilevamento fantasma verrà discusso domani in Consiglio regionale. L’argomento è stato ripescato dai Riformatori sardi che hanno presentato un’interrogazione firmata da Michele Cossa, Attilio Dedoni e Luigi Crisponi: «Uno spreco colossale avvenuto in una regione che soffre anche su altri piani quando si tratta di affrontare il tema della previsione degli incendi – spiega Luigi Crisponi – un terzo dei comuni sardi, purtroppo, è sprovvisto del piano antincendi. Crediamo che la tecnologia possa essere un aiuto per limitare i danni ma purtroppo non viene utilizzata e il rilevamento viene lasciato alla buona volontà di chi opera sul campo». A dare più forza alla denuncia dei Riformatori c’è un altro aspetto della vicenda: il sistema di telerilevamento degli incendi sarebbe attivo in Toscana, Lazio, Calabria e Sicilia e verrebbe addirittura sfruttato con profitto.

Il sistema. I Riformatori ne hanno scandagliato le potenzialità: «Si basa sull'opera delle telecamere a infrarossi mente le stazioni periferiche sono in grado di rilevare principi di incendio a distanze sino a 20 chilometri, con copertura nell'infrarosso 24 ore su 24 – scrivono i Riformatori – possono identificare il fumo di giorno entro tre minuti dall'insorgere dell'evento e geolocalizzare sul sistema cartografico il luogo dove sui sviluppa il focolaio. I sistemi di monitoraggio degli incendi, oltre ad effettuare il telerilevamento del fuoco nell'infrarosso e del fumo nel visibile sono in grado anche di effettuare una pianificazione delle risorse terrestri ed aeree per l'ottimizzazione degli interventi, anche attraverso sistemi di simulazione».

I ruderi. Quello che resta non è molto. Tra pali arrugginiti e pannellature rubate da tempo, le stazioni sono giovani esempi di archeologia antincendio: «Tra incuria e abbandono siamo costretti a registrare un enorme spreco di denaro per cui abbiamo – aggiunge Luigi Crisponi – e siamo in attesa ricevere la risposte alle nostre domande per capire a chi devono essere assegnate le responsabilità di questo fallimento, che ha generato inquinamento atmosferico e ambientale visto che le centraline cadono a pezzi. Noi siamo convinti che il telerilevamento potesse dare una mano nella prevenzione di disastri che, solo quest’anno, sono costati 10mila ettari di territorio».

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