La Nuova Sardegna

Il ticket per arrivare in spiaggia

di Luigi Soriga
Il ticket per arrivare in spiaggia

Caso Stintino, il privato fa pagare chi parcheggia nel suo terreno. Lite col Comune

3 MINUTI DI LETTURA





STINTINO. Presente Benigni e Troisi in “Non ci resta che piangere”? Scena della dogana: «Chi siete?». «Cosa portate?». «Si ma quanti siete?». «Un fiorino!». La sensazione provata da centinaia di bagnanti raminghi e in cerca di tranquillità, che approdano alla spiaggia di Ezzi Mannu è pressapoco la stessa. Tra loro e il mare c’è una recinzione infinita e solo un piccolo varco aperto. E a presidio di questa porta per il paradiso c’è un signore in pantaloncini e canotta, che ad ogni auto che si affaccia, lui si desta da sotto l’ombrellone e sentenzia: «5 euro!». A che titolo pretenda questo pedaggio, ancora resta un mistero.

Il tribunale dovrebbe pronunciarsi nell’arco di qualche mese, perché il Comune di Stintino già da qualche anno ha intimato di sbaraccare tutto e il titolare del dazio ha fatto opposizione. Per consentire il parcheggio all’interno del suo terreno, ovvero un rettilineo di sterrato largo 30 metri che lambisce l’arenile e si srotola per 8 chilometri collegando Le Saline allo Stagno di Pilo, lui sostiene di poter pretendere l’obolo di 5 euro. E il motivo è scritto nella ricevuta fiscale rilasciata dall’uomo in canottiera. In cima al foglietto c’è il nome della ditta: azienda Roccavorte (vitivinicola). Più in basso la causale: «ingresso al fondo, art. 843 codice civile». Che in sintesi dice questo: «se l'accesso cagiona danno, è dovuta un'adeguata indennità». In pratica un ristoro patrimoniale per il calpestio degli pneumatici. In effetti, a sentire gli ambientalisti, il danno c’è per davvero. Perché le decine di gomme appoggiate sulla vegetazione dunale, compromettono l’ecosistema che garantisce la sopravvivenza della spiaggia. Ma questa è un’altra faccenda, perché siamo dentro il demanio e non nel terreno del privato. Quest’ultimo invece è una striscia recintata con una rete di ferro che si sviluppa in lunghezza, e che da un punto di vista urbanistico è classificata come zona H. Si tratta di aree di salvaguardia ambientale e fasce di rispetto (lo stagno di Pilo è zona Sic), dove non si può realizzare granché ed è severamente vietato alterare lo stato dei luoghi. «Tantomeno si può creare un parcheggio – dice il sindaco di Stintino Antonio Diana – per un motivo semplicissimo: manca la destinazione d’uso. Quindi qualunque attività svolta in quell’area, è abusiva e priva di autorizzazioni». Al Comune non risultano Duap e gli uffici non hanno rilasciato alcun nullaosta. «Beh, come avremmo potuto dare il nostro consenso quando mancano i requisiti urbanistici?». E ne consegue che, senza le documentazioni basilari, non possono arrivare neanche quelle successive, tipo la certificazione anticendio e le altre norme sulla sicurezza.

Tuttavia il varco a pagamento ha funzionato a pieno regime per tutto agosto e soprattutto nei week-end degli altri mesi. Nella settimana a cavallo di Ferragosto le auto parcheggiate nel terreno privato erano più di cento, e basta moltiplicare tutto per 5 euro per capire che 500 euro quotidiani possono trasformarsi in un discreto business. Il problema ora è un altro: se il tribunale dovesse stabilire che il pedaggio rappresenti un abuso, e il proprietario del terreno decidesse di interdire completamente l’accesso alle auto, allora per approdare a Ezzi Mannu bisogna veramente armarsi di fiato e buone gambe. Le strade di accesso sono strette e non consentono la sosta laterale, e l’unica area di parcheggio dista almeno 600 metri. Ecco perché molti, di fronte all’ombrellone e ai 5 euro, in tanti anni hanno preferito non farsi troppe domande.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative