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L’exploit

Tre promozioni in tre anni l’Atletico Uri è un’isola felice

Tre promozioni in tre anni l’Atletico Uri è un’isola felice

URI. Un paesino di circa tremila abitanti a quindici chilometri da Sassari. Un progetto sostenibile, pensato, voluto da un gruppo di dirigenti locali e non, che in poco tempo hanno portato l’Atletic...

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URI. Un paesino di circa tremila abitanti a quindici chilometri da Sassari. Un progetto sostenibile, pensato, voluto da un gruppo di dirigenti locali e non, che in poco tempo hanno portato l’Atletico Uri dall’anonimato all’élite del pallone sardo. Dalla Seconda categoria all’Eccellenza in tre stagioni, sfiorando al primo colpo la promozione in serie D. Un miracolo? No, il frutto di un lavoro quotidiano affidato non a persone improvvisate ma a collaboratori affidabili ,competenti, capaci di programmare e soprattutto attenti a non strafare e farsi trascinare dentro tunnel senza uscita. Un esempio per chi, invece, in poco tempo è riuscito da altre parti a distruggere anni di storia, inseguendo traguardi irraggiungibili.

L’Atletico Uri è una società che non ha solo solidità economica. Guarda avanti, cura il vivaio, coinvolge i tifosi a trecentossesanta gradi. Non ci sono padroni, la squadra è di tutti. I dirigenti non stanno sul piedistallo, accettano consigli, si confrontano,ma quando arriva il momento di fare le scelte, intervengono senza esitazioni.

Da quando la nuova società ha preso il comando è cambiato tutto. Decine di riunioni, programmi a lunga scadenza e tanta concretezza. Una moderrata ambizione in linea con le risorse disponibili, senza costruire castelli in aria.

Troppi gli esempi di chi ha preso le redini di un club, magari ha investito tanto nel primo anno preso da un irrefrenabile entusiasmo, poi in quello successivo ha dovuto mollare tutto per evitare la bancarotta,lasciandosi alle spalle cumuli di macerie. Il mondo dei dilettanti è pieno di storie così. Quella che ha scritto in questi anni l’Atletico Uri è affascinante, ricca di soddisfazioni. «Si fa quello che è possibile», la parola d’ordine di una dirigenza formata da appassionati che hanno trasferito nello sport le esperienze maturate nel mondo del lavoro.

Il futuro è da scrivere, ma i risultati positivi non hanno dato alla testa a nessuno. Anzi, hanno fatto crescere il senso di responsabilità e fatto capire una cosa fondamentale: fare il passo più lungo della gamba porta a una sola conseguenza, una rovinosa caduta. A Uri questo rischio non si corre. (r.m.)

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