La Nuova Sardegna

le reazioni al giudizio immediato

A Orune i parenti di Gianluca scelgono la strada del silenzio

NUORO. Silenzio e dolore. La chiusura delle indagini con la conseguente richiesta di giudizio immediato avanzata dalla procura del tribunale dei minorenni e accolta dal gip che ha fissato l’udienza...

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NUORO. Silenzio e dolore. La chiusura delle indagini con la conseguente richiesta di giudizio immediato avanzata dalla procura del tribunale dei minorenni e accolta dal gip che ha fissato l’udienza per il 24 novembre è stata accolta come la fine di un incubo a Orune. Ma con discrezione e rispetto nei confronti della famiglia di Gianluca Monni, 18 anni, lo studente assassinato con tre fucilate mentre sulla strada principale del paese aspettava il pullman per andare a scuola, la mattina dell’8 maggio 2015. Quel silenzio che ha contraddistinto l’intera inchiesta sul delitto. Silenzio che non è omertà, ma rispetto. Perché almeno per il delitto di Gianluca, qualcuno ha parlato, raccontando quel poco che aveva visto in quei momenti terribili mentre il fucile sparava nel centro di Orune. Elementi che hanno permesso ai carabinieri del Comando provinciale di Nuoro di ricostruire la dinamica e rafforzare quel quadro accusatorio che ha portato all’arresto di Paolo Pinna, 18 anni, di Nule, minorenne all’epoca dei fatti, e del cugino Alberto Cubeddu, 21 anni, di Ozieri. Piccoli contributi, ma sicuramente importanti e da non sottovalutare. Un segnale di eccezionale rilevanza per una comunità da sempre considerata omertosa.

Quella comunità che si è stretta con affetto alla famiglia di Gianluca e ha sempre sperato che l’assassino del diciottenne venisse assicurato alla giustizia.

Ora il processo. Durante il quale emergeranno tutti i particolari dell’agguato a Orune, strettamente collegato alla misteriosa scomparsa di Stefano Masala, 30 anni, la sera precedente a Nule.

Due episodi collegati. I carabinieri hanno lavorato per oltre un anno per collocare al loro posto ogni tassello del complicatissimo puzzle. E le risultanze delle loro indagini hanno pienamente convinto i magistrati della procura del minorenni di Sassari (il procuratore Elena Pitzorno e il sostituto Roberta Pischedda, che ha coordinato l’inchiesta) che hanno deciso di chiedere di portare a giudizio immediato Paolo Pinna. Richiesta che è stata accolta dal giudice delle indagini preliminari Maria Stefania Palmas, che ha fissato la data del processo al 24 novembre.

Pur nella sua stringatezza, la richiesta di giudizio immediato è ricca di particolari sui due tragici episodi. I magistrati hanno collegato tra loro la scomparsa di Stefano Masala la notte del 7 maggio 2015 e l’assassinio di Gianluca Monni la mattina dopo: l’8 maggio 2015. Hanno ripercorso tutta la vicenda partendo dalla furibonda zuffa del 13 dicembre a Orune, nel salone in cui era in corso una festa da ballo in occasione della tappa di Cortes Apertas. Quando Paolo Pinna aveva puntato una pistola in faccia a Gianluca Monni, che l’aveva affrontato a muso per difendere la fidanzatina molestata pesantemente proprio dal ragazzino di Nule. Poi le scaramucce al telefonino e i preparativi dei due cugini Pinna e Cubeddu per l’agguato di Orune.

Con il coinvolgimento di Stefano Masala, che, secondo i magistrati, è stato rapito e ucciso soltanto per potergli rubare l’auto con la quale l’indomani erano andati a Orune per uccidere Gianluca Monni e poter così scaricare su di lui le colpe del delitto. Un piano diabolico che i carabinieri sono riusciti a ricostruire nei dettagli. (plp)

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