Associazione a delinquere assolti gli autisti di Mesina
Crissantu e Filindeu condannati solo per estorsione in concorso con l’ex latitante Pene ridotte per nove imputati col rito abbreviato, confermate per gli altri undici
CAGLIARI. Raimondo Crissantu e Giovanni Filindeu erano soltanto gli autisti di Graziano Mesina, lo accompagnavano dove serviva. Ma con il traffico di droga di cui l’ergastolano orgolese è accusato di essere il capo indiscusso non avevano nulla a che fare. A stabilirlo, con una sentenza per certi versi clamorosa, è stata la Corte d’Appello, che ha chiuso il giudizio immediato di secondo grado con una parziale riforma di quello emesso dal gup Cristina Ornano il 23 luglio 2015. Le condanne restano venti, ma le pene cambiano per nove imputati. Condannati rispettivamente nel primo processo a 7 e ad 8 anni di carcere, Crissantu e Filindeu - difesi dagli avvocati Gianluca Aste, Beatrice Goddi e Rinaldo Lai - sono stati assolti dalla Corte presieduta da Antonio Onni per non aver commesso il fatto dall’accusa di associazione a delinquere.
Estorsione. Riconosciuti colpevoli di concorso con Mesina e altri in un fatto di estorsione ciascuno, se la cavano con 3 anni e 4 mesi di reclusione (Crissantu) e 3 anni e 6 mesi (Filindeu) già scontati tra custodia cautelare e pena. Ridotta anche l’interdizione dei pubblici uffici e l’interdizione legale. Incassato il verdetto, i due collaboratori di Grazianeddu sono già tornati a casa, uno a Orgosolo e l’altro a Nuoro. Liberi e soprattutto liberati dall’imputazione più pesante, che li coinvolgeva in un’attività di compravendita di droga che per la Direzione distrettuale antimafia andava oltre i confini nazionali.
Quadro ridimensionato. Dalla sentenza d’appello il quadro accusatorio sostenuto dal pm Gilberto Ganassi esce in parte ridimensionato, malgrado il pg Michele Incani avesse chiesto la conferma integrale del primo grado: condannato dal gup Ornano a 8 anni, Franco Devias - difeso da Angelo Magliocchetti e Giovanni Guiso - è stato assolto dall’accusa di spaccio ed è colpevole di una delle due estorsioni di cui era imputato, la sua pena scende così a 5 anni, un mese e 10 giorni. A Luca Buluggiu e Giovanni Sanna - difesi da Marco Manca e Mario Lai - i giudici d’appello hanno tagliato un’aggravante e sono stati condannati a 3 anni, diciotto mesi in meno rispetto al primo giudizio. In virtù della stessa valutazione per Alessandro Farina - difeso da Agostinangelo Marras e Mattia Doneddu - la pena cala di quasi tre anni: da 7 anni e 11 mesi, che comprendevano un’altra pena patteggiata a Nuoro, fino a 5 anni.
Le aggravanti. Sempre in base a un ricalcolo delle aggravanti Domenico Scordo scende da 9 a 7 anni, mentre Giovanni Morabito - difeso come Scordo da Barbara Rita Sartirana - se la cava con 6 anni e 2 mesi anzichè 8 anni. Ridotta anche la pena per Annarella Lampis, difesa da Roberto Delogu: 5 anni e 10 mesi, contro i 6 e mezzo del primo giudizio.
Le conferme. Per gli altri undici imputati, i giudici hanno confermato il verdetto del gup: 9 anni a Guido Brignone, 4 anni a Daniele Brignone, 2 anni e 4 mesi ad Aldo Catgiu, 7 anni e 8 mesi a Salvatore Devias, 11 anni ad Antonio Mascia, 2 anni e mezzo a Giuseppe Mesina, 9 anni a Giovanni Antonio Musina, 4 anni e 8 mesi a Raffaele Pinna, 8 anni a Francesco Piras, 9 anni a Vincenzo Sini, 4 anni a Vittorio Denanni.
La banda. Secondo l'accusa la banda capeggiata da Graziano Mesina - che viene processato con rito ordinario dai giudici della seconda sezione del tribunale - teneva contatti con trafficanti calabresi e albanesi e si muoveva sull'asse Sardegna-Lombardia importando e vendendo ingenti quantità di droga, con un notevole giro di denaro. Un'attività incessante, condotta nell'arco di tre anni, che gli investigatori sono riusciti a ricostruire con intercettazioni telefoniche e ambientali dal contenuto in gran parte eloquente. Conversazioni che hanno aperto la strada anche alla soluzione di altri casi giudiziari e sono costate a Mesina una nuova accusa di omicidio da parte della Procura di Nuoro. Il leader. Capo della banda - stando alle accuse - era lui, l’ex ergastolano di Orgosolo, che nelle carte dell'inchiesta appare come un manager di attività illegali, si muove in tutta la Sardegna, tratta partite di droga con trafficanti della penisola e all'estero, usa metodi spicci fino alla minaccia quando qualcuno accenna a non rispettare gli impegni assunti con l'organizzazione criminale.
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