La top five nell’Olimpo: qui abita la “magia”
Dalla Francescana alle Calandre a Uliassi, al Piazza Duomo di Alba e al Casadonna di Castel di Sangro
Cappelli da cuoco, da zero a cinque, e non più voti espressi in ventesimi per valutare il meglio delle tavole italiane. Questa la novità della 39ma edizione de “I Ristoranti d’Italia”, la guida de L’Espresso, che incorona 5 ristoranti: Le Calandre, di Rubano (Padova); Osteria Francescana, di Modena, dove assaporare anche “il” pranzo; Piazza Duomo, ad Alba (Cuneo); Casadonna Reale, di Castel di Sangro (L’Aquila) che con il suo “piccione fondente e pistacchio” si aggiudica anche il piatto dell’anno; e Uliassi, di Senigallia (Ancona), la vera sorpresa in cima all’Olimpo (vince anche per la cantina). Nella nuova mappa del mangiar bene la Lombardia vanta la più alta concentrazione di locali di buona cucina (un cappello); Milano in particolare ospita il ristorante che meglio valorizza la pasta (Il Luogo di Aimo e Nadia) e quello che serve il risotto più originale (alla pizzaiola e mozzarella, da Berton), mentre il caffè va preso Dal Pescatore, a Canneto sull’Oglio, indirizzo a cui quest’anno vanno tre cappelli. Il cambiamento del criterio di valutazione della Guida, per la prima volta dal 1978, dipende in parte proprio dall’innalzarsi del livello della cucina. «Che nei ristoranti italiani non si sia mai mangiato bene come in questo periodo è un dato di fatto» scrive il curatore Vizzari.
A un passo dall’Olimpo, con quattro cappelli invece che cinque, si distinguono 10 ristoranti distribuiti dalla Sicilia al Piemonte, conferme in molti casi: Casa Perbellini, di Verona; Del Cambio, di Torino; Duomo, di Ragusa; Hotel Rome Cavalieri – La Pergola, di Roma; La Madia, di Licata (Agrigento); La Peca, di Lonigo (Vicenza) , che guadagna posizioni; Mandarin Oriental – Seta, di Milano; Taverna Estia, di Brusciano (Napoli); Villa Crespi, di Orta San Giulio (Novara); Vissani, di Baschi (Terni).
Folta la schiera dei locali con 3 cappelli (sono 36), foltissima quella con 2 (89).
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