Pinna: non ho minacciato nessuno
Interrogatorio di garanzia per l’allevatore che si difende: volevo trovare la verità
NUORO. «Non intendevo assolutamente minacciare, ma solo esortare a dire la verità» queste la parole con le quali ha cercato di discolparsi dalla pesante accusa di minacce. Francesco Pinna, 58 anni, l’allevatore di Nule zio dei cugini Paolo Pinna, 18 anni, di Nule e Alberto Cubeddu, 21 anni, di Ozieri, in carcere con le pesantissime accuse di duplice omicidio di Gianluca Monni, 18 anni, lo studente di Orune assassinato a fucilate la mattina dell’8 maggio 2015 e di Stefano Masala, 30 anni, di Nule, scomparso nel nulla la sera precedente.
Francesco Pinna si è presentato in tribunale, accompagnato dal suo difensore, l’avvocato Agostinangelo Marras, per l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice delle indagini preliminari Mauro Pusceddu, che sabato aveva emesso l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’allevatore. Al termine dell’udienza, l’avvocato Marras ha sollecitato per Francesco Pinna l’attenuazione della misura cautelare o in subordine la possibilità di poter continuare la detenzione agli arresti domiciliari nella sua azienda agricola in agro di Oschiri. A fine serata, il gip ha sciolto la riserva e autorizzato il trasferimento dell’allevatore di Nule ne suo ovile di Oschiri, ma sempre in regime di arresti domiciliari.
Secondo l’accusa, Francesco Pinna avrebbe intimorito un teste chiave dell’inchiesta per impedirgli di raccontare particolari decisivi. A denunciare le minacce ricevute era stato Alessandro Taras, 40 anni, indagato per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa di Stefano Masala: l’uomo aveva accompagnato Alberto Cubeddu a bruciare l’auto dello scomparso nelle campagne di Pattada. La telefonata di minacce era stata ricevuta il giorno degli incidenti probatori di giugno 2016 da un fratello di Alessandro Taras che aveva riconosciuto senza indugio la voce di Francesco Pinna che pare gli avesse detto se era “il fratello del corvo” e che “ancora non avete visto nulla perché il bello deve ancora venire”.
Minacce che erano state immediatamente segnalate ai carabinieri. E che comunque non avevano cambiato il corso dell’inchiesta visto che Alessandro Taras. Negli incidente probatori davanti al gip del minori di Sassari e a quello di Nuoro, aveva confermato la versione dei fatti che aveva raccontato ai carabinieri: aveva assistito all’incendio dell'auto di Stefano Masala da parte di Alberto Cubeddu. L’Opel Corsa che i due cugini avevano usato per raggiungere Orune e uccidere Gianluca Monni.
«Ho inoltrato istanza al Tribunale del riesame contro l’ordinanza intempestiva nei confronti di Francesco Pinna – ha sottolineato l’avvocato Agostinangelo Marras – visto che i fatti risalgono a giugno. Nel frattempo, come difesa di Paolo Pinna sto valutando la scelta del rito per il giudizio immediato di novembre». (plp)
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