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Porto Cervo, gli vendono una villa con piscina ma al suo arrivo c’è solo il rustico

di Giampiero Cocco
Porto Cervo, gli vendono una villa con piscina ma al suo arrivo c’è solo il rustico

La famiglia turco-napoletana vittima del raggiro ha presentato querela alla procura di Tempio. Portati via gli infissi e Jacuzzi. Sradicati e rubati anche gli alberi

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PORTO CERVO. Avevano sborsato, nel settembre scorso, poco meno di un milione di euro per l’acquisto una villa da sogno sulle alture di Porto Cervo. Ma il sogno smeraldino di una famiglia di imprenditori – padre turco, madre napoletana e due figli studenti universitari – si è infranto quando è stata scoperta la depredazione sistematica di quanto di prezioso c’era nella villa, dalla rigogliosa foresta di lecci, palme, olivi e perfino la macchia mediterranea, trafugata dal mega giardino da 10 mila metri quadrati, alla Jacuzzi della zone relax della mega residenza di “La Silvaredda”.

Tutto scomparso nel tempo intercorso tra la firma del preliminare di vendita, con tanto di anticipo da 100 mila euro, e l’atto finale di compravendita, con il versamento nelle mani del notaio rogante di 800 mila euro cash. Un affarone immobiliare che ha lasciato l’amaro in bocca alla famiglia turco-napoletana che nei giorni scorsi è corsa a presentare una denuncia per furto, truffa aggravata e violazione di domicilio dopo aver scoperto, inorridita, che di quell’eremo da sogno restavano soltanto le mura spoglie (qualcuno si è portato via anche le persiane) e un campo di zolle e profonde buche più simile ad una area bombardata che al parco con piscina e gazebo dove trovare frescura e riposo.

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Per portar via gli alberi è stato necessario, – stando alla dettagliatissima denuncia presentata dalla neo proprietaria dell’appartamento ai carabinieri di Porto Cervo – trafficare sul prato all’inglese e sui sentierini in granito con pesantissime ruspe, che hanno devastato l’intero parco, lasciando sul posto soltanto profondissime buche. Anche il gazebo in legno, che serviva come dependance della zona piscine, è stato divelto e portato via. Dentro casa non è rimasto nulla dell’arredamento e degli infissi. Tutto smurato e portato chissà dove, in località che spetterà ora all’inchiesta avviata dalla procura della Repubblica individuare. Il tutto nasce nell’agosto del 2015, quando la famiglia di benestanti turco-napoletana trascorre una lunga vacanza a Porto Cervo. Una località che i quattro scelgono come residenza stabile, trasferendosi dalla Turchia. Dopo aver contattato una agenzia immobiliare vengono accompagnati in diverse “dimore”, sin quando la scelta di acquisto non ricade su una villa a “la Silvaredda”, una località con vista mare sul versante ad est di Monti di Mola.

Marito e moglie (assistiti in questo frangente giudiziario dal penalista Giampaolo Murrighile) dopo aver stabilito il prezzo di vendita si accordano per i tempi di cessione, che dovrà avvenire non prima del 2 settembre del 2016, per precedenti impegni di locazione intrapresi dall’ex proprietario. Nel frattempo la famiglia turco-napoletana vende il signorile attico sotto i minareti della Moschea Blu di Istanbul dove risiedevano sino a poche settimane fa, e affida ad una impresa di traslochi il mobilio e i pacchi da trasferire a Porto Cervo. Nel settembre scorso la coppia arriva a Olbia e, dopo aver verificato con il notaio che la parte economica era stata interamente bonificata, firma la compravendita della villa e riceve dal proprietario le chiavi della casa da sogno. Che, poche ore più tardi, si è trasformata in antro da incubo. La signora credeva d’aver sbagliato casa, tanto era cambiato l’aspetto di quell’eremo in collina dopo il devastante passaggio dei disboscatori e ripulitori di ville. L’indagine è appena avviata, e i militari avrebbero già raccolto le testimonianze di custodi, giardinieri e manutentori che lavorano nella zona.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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