Dagli hotel Starwood all’Alcoa
Gli interessi americani in Sardegna, meta delle star del cinema e del jet set
SASSARI. È la Costa Smeralda la parte di Sardegna più americana. Per 9 anni anche la sua proprietà è stata a stelle e a strisce. Dal 2003 al 2012 il regno dei vip, fondato dall’Aga Khan, era nelle mani del finanziere statunitense di origine libanese Tom Barrack, in questa elezioni consigliere economico di Donald Trump, procacciatore di finanziamenti per la sua campagna elettorale. Con l’uscita di scena dell’immobiliarista californiano la Costa è passata sotto le insegne del Qatar, ma continuano a parlare americano i più prestigiosi hotel di Porto Cervo. Dal Cala di Volpe al Cervo, dal Pitrizza al Romazzino, tutti della catena extralusso Starwood che esattamente un anno fa ha annunciato la sua unione con la Marriott International. Un brand extralusso che richiama sulle coste galluresi un sempre maggiore numero di turisti americani. Star del cinema, della musica, dello sport, protagonisti del jet set, uomini d’affari. Solo nell’ultima estate hanno trascorso le vacanze in Sardegna Beyoncè, Steven Spielberg, Robert De Niro, Rihanna, Bradley Cooper, Orlando Bloom e Katy Perry. L’anno prima, tra attori e cantanti, tra Leonardo Di Caprio e la coppia Michael Douglas-Catherine Zeta-Jones, era stata avvistata anche Chelsea Clinton, la figlia di Bill e Hillary, che si era concessa una vacanza con il marito nelle acque tra La Maddalena e la Corsica.
Ma gli interessi degli Stati Uniti non riguardano solo la parte nord dell’isola. A Portovesme, nel 1996, il colosso americano, terzo produttore al mondo di alluminio, aveva rilevato la società a partecipazione statale Alumix. Un investimento che però si è rivelato fallimentare. Nel 2010 l’Alcoa ha annunciato la sua intenzione di abbandonare l’isola e due anni dopo ha fermato lo stabilimento, lasciando a casa un migliaio di lavoratori più tutti quelli dell’indotto. Quattro anni di lotta che nei prossimi giorni dovrebbero avere un epilogo positivo. È notizia delle ultime ore che a impedire lo smantellamento dell’impianto sarà un accordo tra il governo Renzi e la stessa multinazionale americana sul passaggio delle trattative in capo a Invitalia, l'agenzia governativa che si occupa di sviluppo e investimenti. «L’accordo con Alcoa è praticamente chiuso –ha dichiarato due giorni fa il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda – ho fatto numerosissime conference call con l’azienda, stiamo discutendo delle ultime clausole».
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