L’ambasciatore a Pechino rivela: «Xi si è innamorato dell’isola»
Ettore Sequi, originario di Ghilarza, era uno dei 12 invitati alla cena con Renzi al Forte Village «È rimasto colpito dalla bellezza e dalla storia della Sardegna. Ottima intesa con il premier»
PULA. È scoccata la scintilla tra la Sardegna e Xi Jinping. Sono bastate poche ore per fare innamorare dell’isola il presidente cinese, colpito dalla sua bellezza e dalla sua storia. A raccontarlo è l’ambasciatore italiano a Pechino, Ettore Sequi, sardo di Ghilarza, uno dei 12 invitati alla riservatissima cena di mercoledì al Forte Village con ospiti d’onore appunto Xi Jinping e il premier Matteo Renzi. I due leader si erano già conosciuti a settembre in Cina a margine del G20 e mercoledì si sono rivisti nel ristorante pluristellato di Santa Margherita di Pula. Insieme a loro le mogli Peng Liyuan e Agnese Landini, il ministro Paolo Gentiloni, il sottosegretario Claudio De Vincenti e appunto Sequi. Era la prima volta da quando ha assunto la carica di presidente che Xi toccava il suolo italiano, per quanto si trattasse solo di un transito tecnico. «L’incontro di Pula ha confermato che tra i due leader esiste una buona chimica – ha raccontato l’ambasciatore ad AgiChina –. La Sardegna ha fatto innamorare Xi, il quale è rimasto colpito dalla sua bellezza e storia. Il colloquio è durato mezz’ora, mentre la cena si è protratta più a lungo del previsto», sottolineando il carattere «personale e caloroso» dell’incontro.
Ma al di là della cornice informale e calorosa, secondo Sequi il vertice sardo ha avuto un doppio merito politico: «Da un lato ha rinsaldato il rapporto tra i due Paesi, dall’altro è stata l’occasione per parlare sia di temi di attualità internazionale sia di opportunità nei rapporti bilaterali nel solco dei colloqui avviati a margine del G20. Non a caso il messaggio che traspariva dai media cinesi all’indomani della visita in Sardegna di Xi Jinping, era di intensificare la cooperazione tra Italia e Cina e puntare su un ruolo più importante dell’Italia nell’iniziativa di sviluppo infrastrutturale tra Asia ed Europa». Un rapporto in cui la Sardegna ha deciso di ritagliarsi un ruolo di primo piano. Durante la breve visita al sito archeologico di Nora il presidente della Repubblica popolare cinese aveva detto: «Dopo la mia visita molti cinesi saranno incuriositi e verranno in Sardegna». D’altronde, ad aver visto i telegiornali con le immagini di Xi Jinping insieme a Renzi e Pigliaru sono state circa 800 milioni di persone. Un audience che difficilmente la Sardegna potrà mai più avere.
Ma nella toccata e fuga in terra sarda Xi Jinping ha potuto anche toccare con mano alcune delle eccellenze sarde, dal turismo all’agroalimentare, dall’innovazione alle tradizioni. «È stata una importante base per costruire e sviluppare la capacità di vendere cose che facciamo bene, come il latte – ha affermato il governatore Francesco Pigliaru – . Senza dimenticare la nostra capacità nell'innovazione, come dimostra la presenza di Huawei che ha già scelto Pula per un polo di sviluppo delle Smart-City». Il presidente della Regione ha poi raccontato l'interesse dimostrato da Xi per il latte in polvere per l'infanzia, un bene di cui la Cina ha grande bisogno. «I cinesi solo fino a qualche tempo fa non sapevano che esisteva la Sardegna e la sua capacità produttiva in questo settore. Lo hanno imparato andando in Nuova Zelanda a cercare il latte e lì qualcuno gli ha detto che avevano imparato a farlo da noi». Per Pigliaru la Sardegna può crescere nella e-commerce nel settore agroalimentare, guardando con interesse proprio alla Cina e ai suoi giganti come Alibaba per «spingere anche verso un artigianato di qualità, ripetendo l'esperienza già fatta da Amazon per il made in Sardegna certificato».
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