Un sardo su cinque è disperato
Iares e Acli hanno presentato il rapporto sulla povertà. Fenomeno in aumento
CAGLIARI. Non è più una lotta alla povertà, ma alle povertà. La differenza è importate: si possono avere i soldi per sopravvivere, però essere lo stesso emarginati e abbandonati. Nel dodicesimo rapporto dell’Istituto per la ricerca e lo sviluppo delle Alcli, lo Iares, il concetto della disperazione è scritto in quasi ognuna delle 134 pagine. Tabelle e numeri lo ribadiscono: dai 350mila ai 400mila sardi non sanno più come tirare avanti, uno su cinque fa «molta fatica ad acquistare persino i beni di prima necessità» e uno su tre «cade in depressione quando non riesce a fronteggiare le spese impreviste anche se sono sotto gli 800 euro». E ancora: con in tasca solo mille euro al mese, «sempre più famiglie finiscono per essere assistite», o ancora: «il 45 per cento dei contribuenti sardi non raggiunge i 10mila euro di reddito netto e anzi spesso non supera la soglia dei 5mila». Il dossier è peggio di un girone infernale, perché non analizza solo l’azzeramento delle capacità di spesa», ma anche le condizioni sociali che, colpa della crisi, «sfociano nella percezione soggettiva di sentirsi ultimi». Percezioni che ormai non appartiene più solo ai pensionati con un assegno Inps di 700 euro, o ai disoccupati, oltre il 16 per cento, ma anche «a categorie sociali finora immuni e ritenute al sicuro». Il fenomeno purtroppo è in aumento e sempre più strisciante. C’è una frase forte che va ricordata ed è questa «i poveri non ci lasceranno dormire». È scritta da padre Alex Zanotelli, che da sempre combatte per conto e in nome della giustizia sociale. Coordinatore e ricercatori dello Iares, Antonello Caria, Vania Setzu e Sara Frau, l’hanno ribadita nel loro dossier. «Siamo ben oltre l’allarme», ha sottolineato Franco Marras, presidente regionale delle Acli. Serve – hanno confermato gli esperti – «una maggiore rete sociale per evitare che in troppi scompaiano dalla società per trasformarsi in soggetti invisibili». Ma anche la politica deve fare di più: ad agosto il Consiglio regionale ha approvato la storica legge per il reddito d’inclusione sociale, l’ultima scialuppa disponibile, eppure manca ancora il regolamento perché possa essere applicata. Assurdo.
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