La Nuova Sardegna

Pesca del tonno, la Sardegna ancora esclusa

di Gianni Bazzoni
Pesca del tonno, la Sardegna ancora esclusa

Su 42 licenze disponibili ben 41 vanno alle marinerie di Sicilia e Campania che gettano le reti davanti alle coste sarde

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SASSARI. Il tonno rosso c’è nei nostri mari, ma i pescatori sardi non possono pescarlo. E se accidentalmente dovessero procedere alla cattura, il conto è pronto: sanzione da 8mila a 75mila euro e il ritiro definitivo della licenza di pesca. Se invece la preda viene immediatamente liberata e ributtata in acqua (anche morta), allora si rischiano “solo” 8mila euro di multa e tre mesi di sospensione della licenza.

La situazione della pesca del tonno ha assunto ormai livelli di paradosso in Italia e la Sardegna è tra le regioni che subisce maggiormente lo strapotere di due marinerie - della Campania e della Sicilia - che evidentemente possono contare su disposizioni particolari che fanno del tonno rosso una risorsa per pochi.

Per la Sardegna si può parlare solo di non pesca: gli ultimi dati evidenziano che la pesca del tonno rosso è appannaggio di 42 imbarcazioni, e di queste 41 sono campane e siciliane. La questione è stata rappresentata da una delegazione di pescatori sardi al ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina che, nei giorni scorsi, era a Cagliari per una iniziativa del Centro studi Aldo Moro.

«Abbiamo espresso le nostre ragioni – ha raccontato Gianni Pintus, che ha portato all’attenzione del ministro la posizione dei pescatori artigianali del nord Sardegna, ma comuni a tutta le marinerie del’Isola – e lui ha assicurato un suo diretto interessamento, viste anche le novità che arrivano dall’Europa. Ce lo auguriamo».

Le speranze sono riposte sul nuovo regolamento comunitario (1627 Ue) che sollecita gli stati membri a considerare la pesca artigianale come prioritaria nella suddivisione delle quote riservate all’Italia. Una mossa che consentirebbe di superare, finalmente, i vincoli del numero di permessi (quei 42) che finora hanno bloccato l’attività dei pescatori sardi.

L’argomento è noto da sempre, e la materia è stata seguita principalmente da burocrati ministeriali che hanno conservato una situazione di privilegio per due sole regioni: Campania e Sicilia.

«È una ingiustizia colossale – ha detto ancora Gianni Pintus – e siamo in grado di dimostrarlo. Noi guardiamo con fiducia a quello che sta succedendo al Parlamento europeo, dove una serie di emendamenti della parlamentare del Pd Renata Briano hanno riaperto la questione che sembrava destinata al silenzio».

In Italia le imbarcazioni autorizzate alla pesca del tonno rosso sono 42, in Spagna 130 e in Francia 250. La Sardegna - nonostante rappresenti la seconda flotta come consistenza di imbarcazioni per la pesca artigianale, non ha neanche una barca autorizzata per la pesca del tonno.

L’assessora regionale all’Agricoltura, Elisabetta Falchi - intervenendo al convegno della Flai-Cgil - ha affrontato le questioni del comparto della pesca e si è soffermata anche sulla beffa che riguarda la (non) cattura del tonno rosso.

«È una questione delicata – ha detto – siamo protagonisti di un continuo contenzioso con il Ministero: le quote sono troppo esigue per le tre tonnare sarde e inesistenti per le nostre imbarcazioni. Il nuovo regolamento europeo approvato a settembre però fornisce diversi elementi a nostro vantaggio per la revisione del sistema di assegnazione delle quote».

C’è una speranza, dunque. Ma serve un intervento vero da parte del Governo per scardinare le lobby che finora hanno permesso solo a marinerie “privilegiate” di pescare il tonno. In Sardegna si possono salvare decine di imprese e rilanciare un settore molto interessante.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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