La Cna critica la legge sul pane
La responsabile: «La Regione faccia chiarezza e sanzioni gli abusivi»
SASSARI.
C’è la legge e ci sono anche la polemiche. La norma approvata dal consiglio regionale per la tutela della panificazione è stata discussa durante un incontro tra la Cna e l’assessorato regionale all’Artigianato.
«La norma – afferma Maria Antonietta Dessì, responsabile della Cna Alimentare – nasce per valorizzare il pane fresco e il pane tipico distinguendolo da quello precotto, ma la sua attuazione si sta trasformando in un aggravio per le imprese. Nei mesi scorsi è entrato in vigore l'obbligo per i panifici di comunicare, tramite Suap, il nominativo del responsabile. Un onere di cui non si sentiva il bisogno – aggiunge Dessì – perché l’aspetto è già normato a livello europeo». La Cna è critica anche sugli obblighi formativi per le nuove attività. All’associazione di categoria non è chiaro se la Regione si sia attivata per organizzare i corsi accreditati e gli aggiornamenti formativi periodici: «Se non verranno avviate delle azioni su questo fronte – commenta Maria Antonietta Dessì – chi deve avviare una nuova impresa di panificazione sarà costretto a farlo disattendendo la norma oppure rinunciando all'avvio dell'impresa». Altri dubbi riguardano l’attuazione del comma 5 dell'articolo 5 della nuova legge che obbliga il venditore di pane precotto, o congelato, di esporre l’etichetta sull’indicazione del luogo di provenienza del prodotto e la ragione o la denominazione sociale del produttore. Un passaggio che, secondo la Cna, dovrebbe essere il fulcro della legge : «La Regione sta lavorando all’introduzione del contrassegno per il pane fresco prodotto e venduto in Sardegna e di questo siamo lieti, ma molti passaggi della proposta per la sua attribuzione alle imprese, sono poco chiari – commenta ancora Maria Antonietta Dessì–. Manca un disciplinare e un regolamento d'uso. Sono necessarie azioni di comunicazione affinché i consumatori comprendano la differenza tra i diversi tipi di pane e il pregio di quelli tipici – conclude Dessì – è necessario intervenire non solo sulla confusione tra pane fresco e pane precotto ma anche sulla concorrenza sleale e sui pericoli derivanti dalla vendita del pane da parte degli abusivi, il cui esercito si fa ogni giorno più folto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google