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Agenzia entrate, legge impugnata

Paci: rilievi tecnici, andiamo avanti. Maninchedda: Roma nemica

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CAGLIARI. L’Agenzia sarda delle entrate scricchiola o forse no. A scatenare l’inferno è stato il governo: ha impugnato la legge approvata due mesi fa dal Consiglio regionale. Il motivo: la Sardegna avrebbe invaso un campo, quello fiscale, in cui – scrive Palazzo Chigi – «le competenze sono da sempre solo dello Stato». Sarà anche così, ma la decisione ha scatenato in un battibaleno l’ennesimo cortocircuito nella già traballante maggioranza di centrosinistra. Perché se l’assessore al bilancio Raffaele Paci s’è affrettato a gettare acqua sul fuoco, «l’Agenzia andrà avanti comunque, il rilievo è stato solo tecnico», Paolo Maninchedda, presidente del Partito dei sardi e anche lui assessore, ha acceso le polveri della polemica. Come? Così: «Il governo dei bocciati dal referendum di dicembre ha dichiarato guerra alla Sardegna. È inammissibile. Dobbiamo replicare con forza, costituirci in giudizio per fronteggiare l’ennesimo atto di atto di arroganza». Sono due prese di posizione molto diverse, è evidente, perché ormai non ci sono più dubbi: colombe e falchi convivono nella stessa giunta. Resisteranno? No, per il centrodestra no. «Altro che svolta storica – scrive Ugo Cappellacci, coordinatore di Forza Italia – dopo aver sollevato in passato bandiera bianca e ritirato tutti i ricorsi contro lo Stato sulle entrate, Pigliaru non ha capito ancora di avere a che fare con un governo nemico e sempre in agguato. Il caso dell’Agenzia è un’altra prova della manifesta incapacità politica di questa giunta», la conclusione.

Il fatto. Stando al comunicato di Palazzo Chigi, a essere impugnato è l’articolo 3 della legge regionale. È quello che prevede, dopo un indispensabile accordo fra le parti, la possibilità in futuro per la Regione di riscuotere direttamente i tributi. Ora avviene il contrario: è lo Stato a farlo per poi rigirarli alla Sardegna. Un passaggio tortuoso cancellato dal consiglio regionale, che, allo stesso tempo, sempre con l’articolo 3, aveva dato anche un profondo significato politico, non solo tecnico alla legge. Questo: l’Agenzia sarà la bandiera di una ritrovata sovranità fiscale. Però il governo l’ha bocciato.

La colomba. È l’assessore Paci. «L’impugnazione – scrive – riguarda solo la parte programmatica», ma sia chiaro «l’Agenzia comunque resta operativa, strategica e va avanti».

Il falco. Per il Partito dei sardi l’attacco di Roma è stato invece molto più pesante, perché «dal governo dei bocciati è arrivata una dichiarazione di guerra. Ha impugnato una norma uguale a quella della Provincia di Trento e l’ha fatto solo perché approvata da una regione che più di altre ha punito un governo di figure inesistenti». Per poi caricare, con Maninchedda, a testa bassa: «Roma si dimostra sempre più nemica della Sardegna, come abbiamo sempre detto dall'inizio della legislatura ma finora poco ascoltati». (ua)

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