Anche nell’isola Cgil e Cisl si spaccano
Carrus: «Sono un obbrobrio, vanno aboliti». Ganga: «Vietiamoli in edilizia e agricoltura ma senza eliminarli del tutto»
SASSARI. Il voucher non piace più a nessuno. Lo stesso ministro Giuliano Poletti si è detto pronto a rivedere lo strumento che nato per far emergere il sommerso rischia di affossare sempre di più il lavoro a tempo indeterminato. Da gennaio a ottobre in Italia sono stati venduti più di 120 milioni di buoni da 10 euro, che a fine anno hanno raggiunto quota 150. Un trend che ha contagiato anche la Sardegna, con circa 4 milioni di voucher venduti, 800mila in più del 2015. Un abuso del ricorso al buono che viene visto con preoccupazione dai sindacati. Tutti bocciano lo strumento ma con sfumature diverse. Mentre la Cgil sostiene che debbano essere cancellati del tutto, la Cisl chiede modifiche ma non l’eliminazione.
Cgil. Susanna Camusso, leader della Cgil, parla di «pizzini che condannano milioni di lavoratori a un futuro assai povero». Parole che non di discostano da quelle del suo alter ego sardo, Michele Carrus, che chiede la totale abolizione del buono da 10 euro. «I voucher sono un obbrobrio che fa saltare tutte le tutele di legge e contrattuali – tuona il numero uno regionale della Cgil –. Lo strumento deve ritornare alla sua ratio originaria, deve essere utilizzato solo per lavori occasionali, marginali, meramente accessori. Come lo studente che aiuta la vecchietta a fare la spesa o l’insegnante che fa una lezione privata. Purtroppo in questi anni se n’è invece fatto un uso distorto». I 150 milioni di voucher venduti l’anno scorso equivalgono per Carrus a 80mila rapporti di lavoro. «Il voucher non corrisponde a un’ora di lavoro, ma a 10 euro lordi. Senza nessuna tracciabilità, senza nessuna tutela, senza nessun genere di trattamento previdenziale. Senza contare che più della metà risultano essere stati comprati da 2mila imprese. Questo vuole dire che quelle imprese stanno sostituendo lavoro buono con quella schifezza. Questo strumento viene dato alle imprese per umiliare il lavoro. Il contrario di quello che ha detto il presidente Mattarella. Faccio fatica a comprendere la posizioni di difesa di questo istituto da parte di un sindacato».
Cisl. Il riferimento è alla Cisl, che chiede lo stop all’utilizzo del voucher nell’edilizia e nella agricoltura e sostanziali modifiche negli altri settori, ma non la sua cancellazione. Lo ha detto la segretaria nazionale Annamaria Furlan, lo ribadisce il numero uno regionale Ignazio Ganga. «Il dato sardo non può non fare riflettere il sindacato – afferma Ganga –. Nell’ultimo anno sono stati venduti 4 milioni di voucher, una sperequazione soprattutto in settori in cui noi richiamiamo la necessità di un lavoro più strutturato. Penso alla agricoltura, alle costruzioni. E al turismo. Che sono i settori su cui si sta costruendo il rilancio dell’economia dell’isola». Il ricorso sfrenato al buono Inps non ha nemmeno dato i risultati sperati. «Quei settori non sono cresciuti e il sindacato deve tenere conto di questo campanello d’allarme. Pertanto, noi chiediamo che il voucher non possa essere più usato nell’edilizia e nella agricoltura. E dobbiamo monitorare il turismo, perché in Sardegna - siamo stati i primi a denunciarlo - se ne fa un uso abnorme. Bisogna ritornare allo spirito originario, perché i voucher sono comunque uno strumento per fare emergere il nero di alcuni lavori stagionali o occasionali».
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