Ricci, la pesca nel parco si decide a Roma
Il sindaco di Cabras, il direttore dell’Area marina e due pescatori saranno ricevuti oggi al ministero dell’Ambiente
CABRAS. Un giro d’affari stimato in dieci milioni di euro con un futuro, e un passato, nebuloso. La questione dei ricci di mare è una babele di divieti, richieste, dati, rincorse e clamorosi colpi di scena che sembra destinata a non finire mai.
L’ultimo testacoda arriva da Cabras, dove i pescatori sono stati allontanati dall’Area marina protetta – i dati raccolti dai biologi dimostrerebbero il progressivo impoverimento dei fondali – per ordine del ministero dell’Ambiente che però li riceverà oggi, su richiesta del sindaco di Cabras e dell’Area marina, la stessa che aveva prodotto i dati. La colpa dell’impoverimento della popolazione dei ricci sarebbe colpa, quindi, dei pescatori abusivi, quelli che raccolgo i ricci senza autorizzazione facendo scempio dei fondali. Una schiarita in zona Casarini che ha convinto i pescatori di ricci di Cabras a sospendere il sit-in di tre giorni iniziato ieri davanti agli uffici del Comune. Una manifestazione di protesta contro il divieto assoluto di pesca all'interno dell'Area marina protetta del Sinis, disposto a dicembre. La decisione è stata annunciata al sindaco, Cristiano Carrus, e al direttore dell'Amp, Giorgio Massaro, da una delegazione di pescatori ed è stata presentata come un gesto di distensione in vista dell'incontro convocato oggi pomeriggio a Roma dalla Direzione Aree marine protette del ministero dell'Ambiente.
All'incontro, oltre al sindaco Carrus e al direttore dell'Amp parteciperanno, per la prima volta, anche due rappresentanti dei ricciai. Amministrazione comunale, direzione dell'Area marina e pescatori saranno sentiti distintamente, ma chiederanno sostanzialmente la stessa cosa: la riapertura immediata della pesca dei ricci all'interno dell'Area marina protetta, seppure con forti limitazioni rispetto al 2015. si parla di una riduzione del numero degli esemplari che potranno essere raccolti. «Una soluzione – hanno spiegato – che consentirebbe ai pescatori autorizzati di continuare a lavorare senza compromettere la conservazione della risorsa, ma, anzi, contribuendo a tutelarla». Oltre che pescatoti, quindi, i raccoglitori di ricci dovranno trasformarsi in ranger del mare. La loro assenza in acqua, infatti, sarebbe stata accolta come un’epifania dagli abusivi, indicati dalla stessa Amp come veri responsabili del depauperamento della risorsa, che avrebbero a disposizione l’intero specchio d’acqua del Sinis per riempire le ceste di ricci rubati. L’ultima parola, dunque, spetterà al ministero dell’Ambiente che – sperano a Cabras – ritornerà sulle sue posizioni e concederà una licenza di pesca ridotta ai pescatori professionali.
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