La Nuova Sardegna

Il motore dell’economia locale: la pensione

di Gianfranco Nurra
Il motore dell’economia locale: la pensione

Dietro i vecchi minatori ci sono quasi sempre i figli senza lavoro, spesso con le loro famiglie

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CARBONIA. Facce scavate dalla fatica, polmoni bruciati dalla silicosi. Li riconosci da lontano i vecchi minatori della città, che a Carbonia hanno fatto la storia del lavoro ma anche quella delle lotte sindacali. Una “categoria” purtroppo in via di estinzione. A Carbonia, città “vecchia”, nella quale il 30 per cento della popolazione supera i 65 anni, sono rimasti meno di tremila. C’è la storia della città, e delle piccole vicende quotidiane della gente e del loro lavoro nel sottosuolo che, con loro, scompare poco a poco. E se i minatori rivestivano un ruolo di rilievo negli anni in cui Carbonia era il motore d’Italia, quando nel dopoguerra il suo carbone consentì alle imprese della penisola di ripartire, oggi, col secolo di vita dietro l’angolo, la loro importanza appare ancora più marcata. C’è una larga parte dell’economia cittadina che vive ancora per la loro presenza. Sono le loro pensioni a mettere in circolo flussi finanziari che consentono alla città di “ammorbidire” una crisi devastante. Ma sono soprattutto le loro pensioni che consentono alla generazione successiva di sopravvivere. Dietro quasi ogni pensionato c’è un figlio senza lavoro con la sua famiglia. Si vive una quasi normalità avendo come riferimento, e come mezzo di sostentamento, la pensione del genitore. Come dire che i vecchi minatori sono la più grande azienda della città. I loro nomi sono nascosti dietro le impronte della loro mani, marcate sul muro della lampisteria della Grande Miniera di Serbariu. Un murale che racconta più di ogni altro storie di fatica, di dolore e di morte. Una storia che che è quasi annunciata nella grande scritta all’ingresso della miniera: «Coloro che preferisco sono quelli che lavorano duro, secco, sodo, in obbedienza e possibilmente in silenzio», che ricorda quasi «Il lavoro rende liberi» dei campi di concentramento nazisti. Una generazione di sopravvissuti che sono la vera memoria storica di un città dove molti nipotini forse non sanno niente di miniera e delle fatiche di chi l’ha materialmente fatta vivere. Una perdita ogni volta che uno di loro scompare. Luigi Zara, per il quale i colleghi vecchi minatori hanno organizzato una grande festa di compleanno, appare come un simbolo. E una grande occasione per augurare a tutti “lunga vita”.

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