La Nuova Sardegna

Il boss studia le carte e presenta 432 ricorsi ma li perde quasi tutti

di Daniela Scano
Il boss studia le carte e presenta 432 ricorsi ma li perde quasi tutti

Il siciliano Attanasio è detenuto a Bancali per delitti di mafia In regime di isolamento, passa il tempo sui libri di legge

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SASSARI. Ogni mattina Alessio Attanasio si sveglia con il bisogno insopprimibile di far valere una regola inosservata, di far applicare una norma giuridica violata, di vendicare una presunta ingiustizia. Ogni mattina si mette alla scrivania, studia le leggi e i regolamenti e poi scrive per ore ed ore. Quando consegna il suo ricorso fresco di inchiostro all'agente di custodia, e questo accade due o tre volte la settimana, il detenuto Attanasio Alessio sa che difficilmente quell’uomo si dimenticherà di lui, come del resto tutti i cancellieri e i giudici destinatari di quel ricorso e delle altre centinaia a sua firma.

Alessio Attanasio conserva nella sua cella più fascicoli che in una cancelleria di tribunale. Tutti ricorsi a sua firma: il tempo non gli manca, ma questo non basta a spiegare la totalizzante passione di Alessio Attanasio per le carte bollate. Per dare un senso al suo impegno ci vuole altro: occorrono metodo, studio meticoloso, testardaggine, scarsa fiducia negli altri. In questo caso, negli avvocati. Questa è la storia del boss così pignolo da farsi avvocato di sè stesso.

Alessio Attanasio, classe 1970, di Siracusa, detenuto in regime di 41-bis per delitti di mafia nel carcere di massima sicurezza di Bancali, dove sta scontando una condanna a vent’anni, è un primatista assoluto dei ricorsi autoprodotti. Non è solo questione di numeri, ma partiamo da quelli. I giudici della Cassazione si sono occupati del detenuto Attanasio 432 volte negli ultimi cinque anni con 278 ordinanze e 154 sentenze, divise equamente tra tutte le sette sezioni della Suprema Corte. Per rendersi conto della mole di lavoro, basti pensare che ci sono avvocati di professione che non “producono” tanti ricorsi in cassazione in una vita di lavoro.

Sono soprattutto i giudici della settima sezione a mantenere con Attanasio un rapporto settimanale. Dal 2012 ad oggi, il collegio ha prodotto complessivamente 267 atti tra sentenze e ordinanze. L’ultima della serie è stata pubblicata pochi giorni fa, il 17 gennaio, ed era la sesta emessa quest’anno su istanza del boss siracusano. Il 12 gennaio c’è stata addirittura una doppia udienza: la quarta e la quinta sezione della Cassazione hanno detto ad Attanasio che aveva torto. Uno dei ricorsi verteva su una questione minima, una di quelle che nelle aule di giustizia definiscono quisquilie, ma proprio per questo aiuta a capire l’ostinazione. Il detenuto siracusano aveva personalmente impugnato una ordinanza emessa il 4 dicembre del 2012 dal presidente del tribunale di sorveglianza di Bologna. Attanasio aveva chiesto di essere ammesso al gratuito patrocinio a spese dello Stato e il presidente del tribunale di sorveglianza aveva rigettato la richiesta, così come aveva fatto il giudice di primo grado. Chiunque si sarebbe arreso, ma non Attanasio che ha presentato ricorso in Cassazione che gli ha dato torto per la terza e ultima volta. Limitatamente a questo ricorso, ovviamente.

L’altra sentenza del 12 gennaio riguardava il provvedimento emesso due anni fa dalla corte d’appello di Ancona che aveva dichiarato inammissibile una ricusazione proposta da Attanasio nei confronti del magistrato di sorveglianza di Macerata. Il boss siracusano non voleva versare mille euro alla cassa delle ammende e adesso ne pagherà duemila: una goccia nel mare di spese legali che Attanasio dovrebbe pagare allo Stato per i ricorsi persi. Facendo un rapido un calcolo, e tenendo conto del fatto che la Cassazione è il terzo grado di giudizio, negli ultimi sei anni Alessio Attanasio ha personalmente studiato e presentato oltre 1200 ricorsi. A Bancali devono avere aperto un ufficio apposito per protocollarli e smistarli agli uffici giudiziari competenti.

Il detenuto siciliano ce l’ha soprattutto con i giudici di sorveglianza e i direttori dei penitenziari, nessuno escluso. Accusa tutti di disattendere, violare o male interpretare le norme dell’ordinamento penitenziario, soprattutto quelle che impongono le restrizioni dell’articolo 41-bis.

Come quella volta che scrisse a Papa Francesco appena eletto e lo fece in spagnolo, a suo dire per agevolare la lettura del messaggio al sommo pontefice. Il giudice di sorveglianza trattenne la missiva per farla tradurre, ma non fece in tempo a leggere il testo in italiano: Attanasio aveva già spedito un paio di siluri giuridici. E poco importa se l’ufficio del giudice di sorveglianza aveva già provveduto a spedire la lettera. Quella della corrispondenza violata è una delle sue fissazioni. Tre gradi di giudizio sono stati dedicati alla contestazione di una punizione per avere scritto un biglietto con due parole “Buona Pasqua” a un compagno di detenzione nella sezione di massima vigilanza. L’altro motivo di doglianza è la lettura negata: una volta ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale. Accadeva nel 2014 e da allora è stato un crescendo di ricorsi, quasi tutti persi con condanna alle spese ma questo non è mai stato un problema per il boss di Siracusa: lui è sempre pronto a fare ricorso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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