La Nuova Sardegna

industria 4.0

Per rilanciare le piccole imprese si punta sulla digitalizzazione

CAGLIARI. Piccole lo sono da sempre e sarà difficile che crescano più di tanto, ma una possibilità per il salto di qualità esiste: digitalizzare. Le imprese sarde devono provare a migliorare le...

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CAGLIARI. Piccole lo sono da sempre e sarà difficile che crescano più di tanto, ma una possibilità per il salto di qualità esiste: digitalizzare. Le imprese sarde devono provare a migliorare le produzioni con le nuove tecnologie. Sono queste le uniche strade possibili per recitare un ruolo in un mercato sempre più globale ed esasperato. Unione Europea, Governo e Confindustria nazionale hanno sintetizzato la sfida nel progetto «Industria 4.0», che per i più ottimisti dovrebbe essere l’inizio della «quarta rivoluzione industriale della storia». Certo, è difficile pensare che possa essere sufficiente la sola «spinta verso l’innovazione» per far rinascere un’economia, quella sarda, di per sè lenta nella ripresa. «Dovete provarci, non potete rimanere fermi», ha detto Elio Catania di Confindustria digitale nel presentare il progetto a Cagliari, quinta tappa del tour nazionale voluto per «centrare un obiettivo ambizioso ma oggi indispensabile se vogliamo crescere», ha sottolineato Alberto Scanu, presidente regionale di Confindustria. Il punto di partenza dell’analisi è stato questo: la Sardegna è al secondo posto in Italia per i finanziamenti pubblici stanziati per il digitale, può contare su alcune eccellenze e «dimostra di essere, a livello nazionale, fra le regioni più attive nell’avvio delle start up, e nella registrazione di brevetti legati all’alta tecnologia». È un buon punto di partenza, ma è un credo che «dobbiamo diffondere e applicare», ha rilanciato Maurizio De Pascale, presidente di Confindustria del Sud Sardegna. Serve una svolta, è la sostanza del concetto, con il vicepresidente della Regione, Raffaele Paci, che è andato oltre: «Per essere efficace, il processo d’innovazione non dev’essere applicato solo ai settori ad alta tecnologia, ma anche quelli storici, come l’artigianato e il turismo». Secondo Paci, «i finanziamenti ci sono e con l’apertura, a Cagliari, del Digital innovation hub sosterremo le imprese, comprese quelle più piccole, disposte ad accettare la sfida». Per Confindustria nazionale i tempi sono stretti, il mercato non aspetta. «Le imprese devono favorire un cambiamento rivoluzionario», è stata un’altra provocazione lanciata da Confindustria nazionale. Dal confronto le micro aziende sarde sembrano essere uscite convinte che la digitalizzazione è una scommessa da vincere per essere competitive. L’hanno confermato Dario Scaffardi, vicepresidente e direttore generale della raffineria Saras di Sarroch, e Andrea Alessandrini, amministratore unico della Nobento, che produce infissi ad Alghero. Le loro esperienze confermano che grazie alle tecnologie è possibile aumentare i fatturati, ridurre costi e rischi, far aumentare la qualità del lavoro». Perché la quarta rivoluzione industriale, almeno così sostiene l’Europa, non «metterà a rischio i posti di lavoro». Anzi, entro il 2030 – è la previsione di Bruxelles – con le tecnologie «avremo sei milioni di occupati in più».

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