Bene le città, meno i centri piccoli
L’assessore Arru: «La frammentazione eccessiva abbassa la soglia di sicurezza»
CAGLIARI. Le eccellenze esistono ma concentrate nei grandi ospedali di città, molto meno in quelli più piccoli. Dal 2008 a oggi tempistica e qualità degli interventi sono migliorati ma solo o soprattutto negli ospedali di città, mentre in quelli decentrati è difficile che gli standard recuperino anche un solo punto sulla media nazionale e spesso continuano a essere inchiodati al di sotto anche della sufficienza regionale. «L’esasperata frammentazione è sempre più il problema dei problemi per la sanità sarda», ha detto l’assessore Luigi Arru dopo aver riflettuto con attenzione sul rapporto dell’Agenzia nazionale. Non è più possibile e non solo per i costi che in una trentina di ospedali pubblici, quanti sono in Sardegna, ci siano oggi e ancora «tutti i reparti e tutte le specializzazioni», con il rischio semmai che la «soglia di sicurezza si abbassi dov’è minore il numero degli interventi effettuati». È invece giusto che tutti i pazienti abbiano il diritto di essere ricoverati o operati dove «sappiamo che è presente un’eccellenza sanitaria». Questo non vuol dire che i piccoli ospedali debbano scomparire ma di sicuro dovranno trasformarsi per ritagliarsi un «nuovo ruolo» nel sistema regionale. «Serve il coraggio di scegliere modelli organizzativi diversi – ha detto Arru - La rete va modificata e dobbiamo lavorare per far sì che tutti i cittadini possano avere a disposizione la stessa qualità di assistenza anche se non sotto casa». La parola magica è integrazione ed «sta alla base della nuova rete ospedaliera consegnata un anno fa dalla giunta al Consiglio regionale». Che deve discuterla e approvarla, ma non sarà un percorso facile: il campanilismo è in agguato.
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