Anci, viene eletto Deiana ma c’è già un ricorso
Il sindaco di Bortigiadas è scelto per acclamazione da 118 colleghi isolani Ma Ciccolini, che ha abbandonato con altri l’assemblea, contesta il risultato
SASSARI. Presidente a orologeria. La sfida tra Giuseppe Ciccolini ed Emiliano Deiana per la guida dell’Anci finisce, per ora, con l’elezione del sindaco di Bortigiadas. Vittoria imbottita di polemiche che avrà un seguito in tribunale. Ciccolini non la prende benissimo e su Facebook non lo nasconde: «Siete inadeguati, mi vergogno per voi».
La cronaca. Deiana viene eletto per acclamazione da 118 sindaci rimasti in aula fino al pomeriggio. Ma prima del voto c’è stata una lunga giornata di trattative. Ad Abbasanta si presentano poco più di 190 primi cittadini, su 377. Non troppi. In sala ci sono anche i due candidati: Ciccolini e Deiana. Sull’assemblea dominava l’incognita se votare o no. Alla fine si decide di aprire il seggio ed eleggere il presidente. Ciccolini non ci sta. Va via, lo seguono un’ottantina di sindaci. A votare restano in 118. Tutti acclamano Deiana.
Il tribunale. Tutti penserebbero a un lieto fine. Ma non è così. Al contrario domina l’incertezza. Perché questa in realtà è la seconda votazione. Un presidente era già stato eletto il 23 settembre. Eletto e congelato. Giuseppe Ciccolini aveva ottenuto 152 voti dei 304 sindaci presenti. Ma la sua elezione era stata sospesa. Secondo la presidenza per alcuni aspetti formali insuperabili. Il sindaco di Bitti ha sempre contestato questa decisioni, certo che la volontà dell’assemblea era netta. Per questo in accordo con Deiana si è affidato a un collegio di arbitri. Ma neanche loro sono riusciti a prendere una decisione. Alla fine Ciccolini ha presentato ricorso in tribunale. Il pronunciamento è fissato per 8 febbraio. Una settimana.
Il paradosso. Il rischio è che l’Anci si trovi con due presidenti. Se il tribunale dovesse dare ragione a Ciccolini. Ma se non bastasse il sindaco di Bitti ha annunciato che impugnerà davanti al giudice anche questa votazione. «Sono sereno – dice – ma mi chiedo con quale criterio si possa essere andati al voto con una partecipazione così scarsa. E ci si dimentica della volontà già espressa da oltre 150 sindaci a settembre. In una elezione valida. Questa è un’elezione farsa. Una minoranza cerca di invertire le decisioni di una maggioranza. Assumerò tutte le decisioni necessarie per tutelare me, chi mi ha sostenuto, e l’Anci stessa nei confronto di chi con arroganza vuole a tutti i costi impadronirsi della associazione dei comuni». E ribadisce. «Se il tribunale l’8 febbraio mi dà ragione lui decade».
La mano tesa. Deiana non si chiude nel fortino. Al contrario. «Credo fosse necessario dare una svolta dopo quattro mesi – dice –. Ora attenderemo cosa dice il giudice e poi valuteremo con tutti i sindaci sardi cosa fare. Spero tanto che Ciccolini e tanti altri partecipino da protagonisti nella vita dell’Anci. Io prendo con responsabilità il peso di questa carica».
Sindaci vs Regione. Deiana parla già da presidente e punta dritto sulla contrapposizione tra sindaci e Regione che in questi giorni è diventata centrale. «Alcune scelte della Regione non le condivido – spiega –, ma io vedo margini per correggere il tiro. Queste decisioni danneggiano le comunità. Credo ci si debba sedere intorno a un tavolo. Da oggi mi attiverò per aprire i canali del dialogo. Ma io non penso che ci siano le condizioni per parlare di un partito dei sindaci».
Partiti e frammenti. Controluce si riesce a vedere dietro questo pasticcio dell’elezione infinita, durata oltre quattro mesi le battaglie interne al Pd. La lotta tra correnti Dem ha condizionato in modo evidente il voto. Le simpatie di una buona fetta del Partito democratico erano per Ciccolini, che dalla sua era riuscito ad avere anche l’appoggio di una parte dei primi cittadini di centrodestra. Ma sarebbe una lettura errata vedere l’elezione di Deiana come la vittoria della ribellione alla lotta di correnti. Il sindaco di Bortigiadas, per dna lontano agli alambicchi delle correnti, non ha chiesto un appoggio a una delle anime del Pd. Ma nel voto di oggi ha avuto un peso la lotta infinita tra le diverse anime in litigio perpetuo del Pd.
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