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I tre consiglieri di Sel: «Via l’assessore Firino»

I tre consiglieri di Sel: «Via l’assessore Firino»

Solo Agus non firma la richiesta di dimissioni dell’esponente della sinistra in giunta Al centro della rottura la scelta di Uras di imporre il cambio del capo di gabinetto

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CAGLIARI. I compagni di Sel non sono più uno zoccolo duro e compatto. Senza avere ancora in tasca un’altra tessera, Sinistra, ecologia e libertà è svanita nel nulla a fine anno, il fu partito di Vendola si è sfilacciato e oggi da quelle parti può accadere qualunque cosa. Come questa: dopo il cambio pare brutale del capo di gabinetto dell’assessore alla cultura, Claudia Firino è la quota Sel in giunta, tre consiglieri regionali su quattro sono sbottati. Fino al punto da sfiduciare in pubblico chi li rappresenta nel governo della Regione: «Firino non ha più la nostra fiducia», è stata la loro sentenza. Con un effetto immediato e dirompente sulla squadra azzoppata del presidente Francesco Pigliaru. Da dicembre le deleghe all’agricoltura e al personale sono vacanti, e ora rischia di perdere in corsa un terzo assessore. Sarebbe un altro violento scossone, destinato per forza ad accelerare quel rimpasto ormai prossimo. Fra sette giorni? È possibile.

L’antefatto. Serve un passo indietro per spiegare meglio cos’ha scatenato lo scontro fra il gruppo dei “cittadini”, Luciano Uras, senatore della Repubblica e Francesco Agus, consigliere regionale, contro i “rurali”: Daniele Cocco, Eugenio Lai e Luca Pizzuto, anche loro consiglieri regionali. Il senatore avrebbe deciso e imposto la staffetta nell’ufficio del capo di gabinetto dell’assessorato. Nel dettaglio: il cagliaritano Sandro Serreli al posto del nuorese Giuseppe Dessena. Apriti cielo: quel cambio – secondo Pizzuto e più – sarebbe stato un colpo di mano, o meglio una provocazione.

L’attacco. La risposta dei “rurali” è stata immediata e dura, con la rottura – testuale – del «rapporto politico e fiduciario con l’assessore Firino, alla quale va il nostro affetto ma non più il nostro sostegno». Con in chiusura «l’invito al presidente della Regione di prendere immediati provvedimenti e agire per ridefinire la squadra di governo». In una sola frase: Claudia Firino dev’essere sollevata dall’incarico, perché non rappresenta più «tutta Sel», ma «solo una parte», quella dei “cittadini”. Un affondo così forte che, in serata, il governatore (appena dimesso dall’ospedale) convocherà a casa sua Pizzuto, che è anche coordinatore regionale dell’ex partito, e Lai. Per dir loro cosa? Con molta probabilità questo: di soprassedere per una settimana, perché a breve ci sarà il rimpasto e molto cambierà. Pare che i “rurali” abbiano accettato l’invito.

No alla sfiducia. Ma il senatore Uras non è rimasto certo a guardare. Anzi, com’è nel suo carattere ha contrattaccato. «La sfiducia – scrive – sarebbe molto sbagliata. Non preoccupiamoci di sostituire chi c’è e chi con impegno lavora. Soprattutto Claudia Firino, che è una delle giovani donne più coraggiose impegnate in politica». Con una traduzione forse ancora più semplice: la reazione dei “rurali” è stata esagerata. Però anche inevitabile in un ex partito alla ricerca di un futuro: entrerà nel Pd, oppure fonderà un nuovo soggetto politico? È un mistero. Che è restato tale anche dopo l’intervento del consigliere regionale Francesco Agus, il secondo dopo Uras a prendere le distanze dalla sfiducia via lettera. «Il governo regionale – scrive – ha bisogno di una svolta complessiva, ma attraverso un ragionamento». Perché «se – continua – la verifica, per diversi motivi, è stata interrotta nel mese di settembre, deve riprendere subito il dialogo interno alla coalizione, senza però limitarsi alla sola sostituzione di poltrone, alla conta tra partiti, gruppi e correnti e alla soddisfazione delle ambizioni personali, pur legittime». È evidente: non basterà un semplice rimpasto per rimettere in carreggiata la giunta. Pigliaru dovrà fare molto altro, anche per riportare un po’ di pace dentro Sel e perché no nel Pd. (ua)

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