La Nuova Sardegna

Eurallumina, il Mibac darà il via libera

Il raddoppio della discarica per i fanghi rossi: il Governo pronto a rivedere il “no” del sovrintendente

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CAGLIARI. Mentre il sit-in degli operai di Eurallumina va avanti da quasi una settimana sotto gli uffici dell’assessorato regionale all’ambiente, da Roma filtra la notizia che il parere negativo espresso dal direttore dei Beni culturali e paesaggistici Fausto Martino sul raddoppio del bacino dei fanghi rossi verrà rivisto dal ministero: in altre parole, la competenza dovrebbe essere avocata dal dicastero di Franceschini in modo che dal coro dei consensi registrato nella conferenza di servizi per la valutazione d’impatto ambientale, scompaia l’unica stecca. Le decisione verrà assunta in queste ore, perché domani la conferenza si riunirà di nuovo e secondo i senatori del Pd Lai, Cucca e Angioni - che hanno scritto al ministro - è indispensabile che il governo si presenti «con una sola voce». Una sola ma non quella di Martino, malgrado il dirigente ministeriale si sia limitato a mettere a verbale un parere non vincolante e perfettamente in linea con le norme paesaggistiche e col Ppr. L’intervento richiesto dai vertici di Eurallumina - rappresentati in conferenza dall’amministratore Vincenzo Rosino, già a giudizio per disastro ambientale - come condizione perché lo stabilimento riprenda a produrre allumina consiste nel raddoppio dell’enorme bacino, che dovrebbe elevarsi fino a 46 metri sul livello del mare. Quel bacino è ancor’oggi sotto sequestro, ma Eurallumina già nel 2015 si era impegnata con la Regione e di recente in Conferenza di servizi a rispettare una lunga serie di prescrizioni che limiterebbero l’impatto della discarica e l’inquinamento. Ad oggi però la Procura non ha ancora ricevuto alcuna istanza di dissequestro per il bacino più grande, quelli minori sono utilizzabili. Eurallumina si appresta a realizzare anche una centrale a carbone, una scelta tecnica fortemente contestata dalle associazioni ambientaliste. Ma è l’intero progetto di riapertura della fabbrica a provocare polemiche. L’area di Portoscuso è difatti già oggi fortemente compromessa da una situazione ambientale spaventosa, conseguenza di decenni di produzione industriale sostanziamente incontrollata. Il Gruppo di Intervento giuridico si oppone con forza al raddoppio della discarica, sostenendo che posti di lavoro potrebbero essere facilmente creati impegnando gli operai nel ripristino ambientale e nel disinquinamento. Sulla stessa posizione è l’ambientalista Angelo Cremone, mentre ieri si sono registrate le prese di posizione del sindacato sardo Css e delle associazioni Adiquas e Carlofortini Preoccupati, che si dichiarano «sorpresi dall’attivismo della politica regionale interamente schierata a favore del riavvio di questa fabbrica altamente inquinante». Le associazioni appoggiano il parere negativo espresso dal Mibac ma sostengono che oltre al problema paesaggistico esiste quello legato alla salute pubblica. (m.l)

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