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Sel all’assalto: «Lo Stato ci deve 1,3 miliardi»

Sel all’assalto: «Lo Stato ci deve 1,3 miliardi»

Francesco Agus, presidente commissione Riforme, sollecita l’apertura di una nuova vertenza

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CAGLIARI. Sleale lo si sapeva, ma c’è una novità: lo Stato è anche un pessimo pagatore. Se con la Sardegna è in debito di almeno un miliardo, l’ha denunciato pochi giorni fa Franco Sabatini del Pd, sa persino fare molto peggio. Dal calcolare come crede il «giroconto» delle imposte che spettano di diritto ai sardi fino ad accreditarlo alla Regione quando vuole alla Regione. È una beffa nella beffa. Stavolta a vestire i panni del contabile del maltolto è Francesco Agus, consigliere regionale ex Sel e presidente della commissione riforme. «I soldi, pochi, che ci riconosce, ce li gira con ritardo e così, ogni anno, il Consiglio approva una Finanziaria che di fatto è solo virtuale. Nessuno lo può smentire: a dicembre mai abbiamo un soldo in cassa e infatti non riusciamo a saldare neanche i nostri di debiti». Tabelle alla mano, tira le somme: «Nel 2016, tolte le spese fisse, almeno un miliardo e 300 milioni c’è stato messo a disposizione fuori tempo massimo. Con un effetto devastante sul nostro bilancio – prosegue Agus – questo: su tre euro stanziati dal Consiglio con la Finanziaria, appena uno è stato effettivamente pagato. Gli altri due sono rimasti quello che erano: dei soldi virtuali». Quello del consigliere regionale di maggioranza non è però un affondo legato solo a «troppe cifre sconcertanti», ha il peso dell’attacco politico a una giunta che invece dovrebbe contare sul suo vuoto. «Non sono per nulla d’accordo – ribadisce – con chi, a cominciare dall’assessore Raffaele Paci, insiste nel dire: la vertenza entrate è chiusa. Non lo è per nulla, Lo Stato continua a non rispettare i patti, neanche l’ultimo sugli arretrati. Nel 2016 avremmo dovuto incassare 300 milioni fra lotterie, riserve erariali e altri crediti, non abbiamo visto un euro. Perché?». Ora l’intera partita con il governo va rivista in tempi strettissimi: «Non sono più disposto – giura – a votare una Finanziaria in cui girano miliardi fantasma e siccome fra qualche settimana cominceremo a discutere la nuova, dalla giunta pretendiamo subito chiarezza su ogni entrata e su ogni spesa del 2017». I toni dell’ex Sel sono duri contro chi controlla i conti della Regione, anche se va ricordato: c’è un rimpasto in corso e quindi la pressione politica, polemiche comprese, ha comunque un suo perché. Però Agus parla di fatti: «A dicembre la nostra Ragioneria ha dovuto rimandare indietro pagamenti per 250mila euro. Erano destinati a imprese ed associazioni esposte con le banche, ma non avevamo soldi in cassa e abbiamo gettato nella disperazione tanta gente». È finita la stagione della tattica. Nella nuova vertenza con lo Stato dentro dovrà esserci tutto. Compreso l’accordo Prodi-Soru di oltre 10 anni fa che andava bene allora «ma non se il Governo continua a scaricarci addosso nuovi costi sanitari». Subito dopo, lo scandalo degli accantonamenti: «Il nostro contributo, 684 milioni l’anno, per far fronte al debito pubblico è un’esagerazione ed è ingiusto. Alle altre Regioni arrivano compensazioni d’ogni tipo, mentre a noi negano anche i finanziamenti per gli enti locali». L’effetto finale della cannonata è dirompente: «La giunta ha sbagliato a ritirare i vecchi ricorsi. L’ha fatto con troppo anticipo e alle trattative, è come se si fosse presentata con la pistola scarica e finora infatti siamo stati trattati malissimo». Il ritardo nei trasferimenti, la conclusione di Agus, è «solo uno dei tanti dispetti finanziari che non possiamo più subire. La coperta era corta, ora è meno di un foulard con cui non possiamo certo coprire i bisogni di una Sardegna impegnata a uscire dalla crisi, ma sempre ricacciata indietro dallo Stato». (ua)

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