«Vocabolario povero i giovani non leggono»
CAGLIARI. «Ormai siamo davanti a un oggettivo impoverimento lessicale». Massimo Arcangeli, docente di Linguistica italiana a Cagliari, è uno dei 600 professori del manifesto a difesa dell’italiano....
CAGLIARI. «Ormai siamo davanti a un oggettivo impoverimento lessicale». Massimo Arcangeli, docente di Linguistica italiana a Cagliari, è uno dei 600 professori del manifesto a difesa dell’italiano. Un appello a cui ha apposto con convinzione la propria firma. Da anni Arcangeli, in passato preside della facoltà di Lingue di Cagliari, sottopone i suoi studenti a un sondaggio sulla conoscenza della lingua. «Propongo una trentina di parole di relativa difficoltà e chiedo di indicare il significato, oppure dei sinonimi, o ancora di costruire una frase. Ogni anno, purtroppo, viene fuori lo stesso quadro desolante». E così capita di sentire parlare di “adepto alla manutenzione” o di “indigente somma di danaro”, o ancora del “gatto che smussa il pesce”. «Troppi giovani hanno un vocabolario molto povero – spiega Arcangeli –. Per alcuni potrebbe non essere un problema così grave se almeno fosse sostenuto dalla lettura. Invece ormai i giovani non prendono più in mano i libri. Hanno difficoltà anche in operazioni elementari, non sanno neanche contare. Ma soprattutto hanno grande difficoltà a comprendere e analizzare i testi, non hanno capacità di sintesi. In questi ultimi anni stiamo assistendo a una trasformazione profonda. La mia generazione è stata quella dei grandi analisti, e lo rimane tuttora. I giovani di oggi sono sicuramente più bravi di noi a muoversi su internet, a mettere in relazione un dato con un altro, ma quando si deve andare più in profondità, capire, analizzare o fare una scaletta, loro entrano in difficoltà».
Sul banco degli imputati però non ci sono gli studenti. O comunque i giovani. «La colpa non è loro ma nostra – afferma Arcangeli –. Siamo noi che non li mettiamo in grado di traghettare i loro saperi. È colpa della scuola, dell’università, della politica, dell’editoria. Solo se creiamo un sistema virtuoso in cui tutti interagiamo, il passaggio dai vecchi ai nuovi saperi sarà meno traumatico». Sotto accusa gli esami a crocette. «Lo scritto fatto in questo modo non garantisce capacità argomentativa. Io sono tra i pochi in tutta Italia che continuo a fare gli esami sia scritti che orali. Oggi i giovani fanno fatica a ragionare, a parlare con un interlocutore che li accompagni a fare un ragionamento». In questa perdita della capacità di apprendimento gioca un ruolo anche la continua rincorsa dell’università al rendimento. «Ormai gli atenei sono degli esamifici in cui conta che i giovani si laureino il prima possibile a discapito di tutti gli approfondimenti». (al.pi.)
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