La Nuova Sardegna

La giunta contro lo Stato Impugnata la Finanziaria

Pigliaru: gli accantonamenti sono un prelievo ingiusto che danneggia l’isola

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CAGLIARI. Dalla lettera di richiamo ai partiti, «basta con la propaganda», il presidente Francesco Pigliaru è passato in un battibaleno ai fatti. Dopo aver impugnato la Legge di stabilità nazionale del 2016, ha fatto lo stesso con quella di quest’anno. E sono due di seguito, perché le «ingiustizie, a cominciare da quelle finanziarie, sono inaccettabili».

Il ricorso. La vera pietra dello scandalo sono, come sempre, gli esagerati accantonamenti imposti finora dallo Stato per far fronte all’enorme disavanzo del fondo nazionale per la sanità. Negli ultimi due bilanci, il contributo obbligatorio per la Sardegna è stato di 684 milioni l’anno e dovrebbe essere lo stesso fino al 2020. Con un particolare addirittura sconcertante: quel fondo è un pozzo senza fine da cui le Regioni a Statuto speciale sono escluse, mentre quelle ordinarie pescano a piene mani. Per essere ancora più chiari: la Sardegna è costretta a rinunciare ad oltre mezzo miliardo che le spetterebbe, senza ottenere però nulla in cambio visto che le sue spese sanitarie se le paga da sola. Lo Stato non le dà più un euro dal 2006 e da allora i costi sono coperti sempre e soltanto dall’Iva versata dai sardi nelle casse dell’Erario. Come però capita spesso, le beffe arrivano a grappoli. Così non solo lo Stato ha scaricato sulla Sardegna il bilancio della sanità, intorno ai tre miliardi, ma imposto altre due clausole. Queste: l’anno scorso e continuerà a essere lo stesso in futuro i sardi hanno dovuto pagare di tasca l’aggiornamento del costo minimo delle prestazioni sanitarie, i burocrati li chiamano i livelli essenziali di assistenza, e quello per i farmaci innovativi, come i vaccini per l’epatite C e presto anche quelli contro la meningite. È un altro danno finanziario, intorno ai 100 milioni l’anno. Per tutti questi motivi – scrive Pigliaru, che non ha partecipato alla giunta – «su mia richiesta la Regione ha impugnato la Finanziaria nazionale davanti alla Corte costituzionale, perché un contributo straordinario all’equilibrio della finanza statale s’è trasformato in un prelievo costante e ingiusto ai danni della Sardegna». L’obiettivo della Regione è quello di recuperare dagli accantonamenti dai 120 ai 150 milioni.

Enti locali. La giunta s’è portata avanti col lavoro anche sui mancati contributi del governo, una settantina di milioni, per le Province e la Città metropolitana di Cagliari. Nella Finanziaria nazionale, la Sardegna non è esclusa dall’assegnazione, ma Palazzo Chigi ha deciso di tagliarla fuori. Domani gli assessori Raffaele Paci (bilancio) e Cristiano Erriu (enti locali) andranno a Roma pronti a rovesciare il tavolo, forti anche di quanto sostenuto da Pigliaru: «Se il governo dovesse confermare queste palese ingiustizia, impugneremo anche quell’atto amministrativo».

Il ruggito. Con forza l’assessore Paci ha replicato al consigliere regionale Francesco Agus, ex Sel, che aveva denunciato: «Lo Stato ci taglia i fondi e li trasferisce quando vuole». La risposta è stata questa: «La vecchia vertenza entrate è chiusa. Roma ha pagato le prime rate dei 900 milioni d’arretrati e continuerà a farlo. Anche le altre imposte che ci sono state riconosciute, 150 milioni l’anno, sono versate con regolarità. Tutte le altre cifre sono false». Chiamato in causa, Agus ha detto: «È innegabile che comunque lo Stato pretenda troppo e non trasferisca per tempo quanto ci spetta. Le correzioni vanno trovate, perché il nostro bilancio è all’osso».

L’opposizione. Dopo l’annuncio del ricorso, il centrodestra s’è scatenato. Per Forza Italia «Pigliaru prova a essere oggi l’avvocato d’ufficio dei sardi ma finora si è schierato sempre con lo Stato e continuerà a farlo». Secondo Fdi-An, «con gli ultimi ricorsi, la giunta ammette di aver sbagliato in passato quando s’è fidata del governo». Per i Riformatori la replica è una sola: «Paci sostiene di avere chissà quanti soldi, bene li tiri fuori, ma che siano reali». (ua)

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