Province, giovedì il confronto col governo
La Sardegna pretende i finanziamenti. L’assessore Cristiano Erriu: «L’ingiustizia va subito cancellata»
CAGLIARI. La missione a Roma dell’assessore al bilancio Raffaele Paci è servita. Giovedì le Regioni a Statuto speciale apriranno il confronto col governo sui mancati finanziamenti alle Province e alle Città metropolitane. La conferma è arrivata dal sottosegretario agli affari regionali Gian Claudio Sbressa, che tra l’altro poco prima aveva ricevuto anche una lettera di sollecitazioni firmata dal governatore Francesco Pigliaru. Bisognerà vedere se ora la Sardegna, il Friuli Venezia Giulia e la Valle da Aosta, sono state le prime a contestare il decreto del Consiglio dei ministri che le escludeva dai finanziamenti, riusciranno a essere riammesse. È stato proprio il sottosegretario a confermare la disponibilità a trovare un accordo. Altrimenti chi è stato penalizzato ricorrerà al Tar, come annunciato più volte dall’assessore Paci e ribadito l’altro giorno a Roma durante l’ultima Conferenza Stato-Regioni.
Secondo l’assessore agli Enti locali Cristiano Erriu «il governo non deve l’escludere la Sardegna dal fondo nazionale per le Province». Nel confermare che il mancato arrivo dei ventidue milioni previsti, è questa la cifra esatta dei finanziamenti attesi dalla Sardegna, metterebbe sul lastrico gli enti locali e avrebbe effetti devastanti sui servizi per i cittadini, Cristiano Erriu sostiene: «Siamo di fronte a una scelta unilaterale del governo e che non ho difficoltà a definire persecutoria». Per proseguire: «È un’ingiustizia tanto più grave, perché arriva dopo la legge regionale del 2016, con cui abbiamo ridotto le Province sarde, razionalizzato le funzioni e raggiunto anche un sensibile risparmio della spesa pubblica». Secondo l’assessore c’è anche un paradosso: «Tutti gli enti locali intermedi della Sardegna, i più disastrati d’Italia e tutti con bilancio in disequilibrio, sarebbero in sostanza chiamati a contribuire, con oltre 102 milioni l’anno e per sempre, al risanamento del debito pubblico nazionale, senza ricevere nulla in cambio, con buona pace del principio di leale collaborazione. Lo Stato, insomma, se confermasse l’esclusione delle Regioni a Statuto speciale, si comporterebbe come un Robin Hood al contrario, che mette ancora una volta le mani in tasca alle povere Province».
La prossima settimana si capirà quali saranno gli spazi di manovra con il governo. Il sottosegretario agli affari regionali, fanno sapere da Palazzo Chigi, è «impegnato nella ricerca di una soluzione», per evitare un’altra contrapposizione ed è probabile che al tavolo si presenti con una proposta del governo. Proposta che per la Regione può essere una sola: «I finanziamenti anche per le nostre quattro Province».
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