Rischio idrogeologico, il no delle Regioni
Bocciata anche dalla Sardegna la legge in discussione al Senato: troppa confusione nelle competenze
CAGLIARI. Le Regioni hanno detto no al disegno di legge del governo sulla gestione e prevenzione del rischio idrogeologico in discussione al Senato. Il perché è presto detto: «Non c’è chiarezza sulle responsabilità e il testo è poco chiaro». A ribadire la bocciatura è stata, nei giorni scorsi, l’assessore all’ambiente Donatella Spano, portavoce della Conferenza delle Regioni. «Il punto di partenza del disegno di legge è buono – ha detto nell’aula della commissione ambiente di Palazzo Madama – ma non fa chiarezza sulle diverse responsabilità delle pubbliche amministrazioni. Anzi, introduce nuovi soggetti nella governance del sistema, col rischio di complicare e non semplificare la gestione della prevenzione dal rischio idrogeologico». Con anche un’altra pecca, sottolineata sempre dall’assessora: «Il testo proposto risale al 2013 e non tiene conto di quanto accaduto in questi quattro anni dopo lo Sblocca Italia. A livello europeo, inoltre, le direttive in materia di rischio alluvioni sono affidate alle autorità di bacino e alle Regioni». Mentre – secondo quanto detto dall’assessore Spano – «il disegno di legge introduce molte sovrapposizioni e contraddizioni rispetto alle attuali competenze senza neanche risolvere le criticità, che certamente esistono, potrebbe, al contrario, contribuire ad aggravarle». Senza dare alle Regioni certezza sulle risorse per la realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio. «Sarebbe davvero opportuno – ha concluso l'assessora – sbloccare ad esempio le assunzioni nella protezione civile e che far sì che gli investimenti per aumentare il livello di sicurezza nei territori possano essere considerati fuori dai vincoli del pareggio di bilancio». Sempre in tema di Protezione civile sarà Paolo Merella, il presidente della rappresentanza regionale del volontariato. Oltre a promuovere il coordinamento fra le associazioni la rappresentanza avrà anche il compito di «dialogare e collaborare con la Regione» per migliorare l’efficienza del servizio di volontariato. «Abbiamo sempre riconosciuto i ruolo dei seimila volontari – ha detto l’assessora Spano – che ora hanno una loro rappresentanza per confrontarsi con le istituzioni».
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