Cento milioni per l’isola la giunta presenta il conto
Primo vertice col governo. Gli obiettivi: risarcimento subito e uno sconto nel 2018 Paci: al via la trattativa sugli accantonamenti. L’opposizione: un’altra patacca
CAGLIARI. La nuova Vertenza Sardegna è partita. Quanti saranno i milioni di «risarcimento finanziario» che prima o poi potrebbero arrivare da Roma è davvero difficile da prevedere. Di certo – ascoltati gli ultimi toni abbastanza perentori – la giunta non s’accontenterà dei 100 oggi in bilico fra fondo Regioni, Province e farmaci innovativi. Ben vengano, ma non bastano. Vuole puntare al bersaglio grosso fino ad alleggerire dal prossimo anno, questo è andato, il peso degli accantonamenti. Sono gli oltre 680 milioni che, in media, lo Stato nega ogni volta alla Sardegna, nell’impresa disperata di abbattere il debito nazionale.
Unica strategia. Con un dossier zeppo di numeri, l’assessore al bilancio Raffaele Paci s’è presentato al primo incontro col sottosegretario agli affari regionali Gianclaudio Bressa. Il faccia a faccia è stato tecnico, ma anche politico e comunque «da parte del governo abbiamo trovato una buona apertura», dirà il vicepresidente della giunta. Con intelligenza, la Regione ha scelto di presentare un solo pacchetto di rivendicazioni, anche se le risposte avranno tempi diversi.
Primo obiettivo. Quello immediato punta ai 100 milioni che finora la Sardegna, senza un motivo plausibile, s’è vista negare da Palazzo Chigi. È stata tagliata fuori dal fondo per le Regioni, 70 milioni, da quello destinato a far rinascere le Province, 20, e dai rimborsi statali dopo aver anticipato il costo dei vaccini per l’epatite C, una cinquantina nel 2015. «Tra due o tre settimane – ha detto Paci – è previsto un secondo vertice e quel giorno ci aspettiamo che il governo ritorni sui suoi passi». Altrimenti? «Ricorreremo al Tar contro qualunque decisione sfavorevole, perché ai sardi dev’essere concesso, è un nostro diritto, quanto riconosciuto da sempre alle Regioni ordinarie».
Secondo obiettivo. È a più lunga scadenza. Nel 2018 la Sardegna non vuole essere più una vittima sacrificale dei micidiali accantonamenti. I 684 milioni di quest’anno sono un’esagerazione: dovranno essere almeno 200 in meno, è stata la richiesta. Paci l’ha ribadita: «Non possiamo più permettere che lo Stato ci porti via tutti quei soldi, soprattutto da quando sono diventati un tributo fisso al debito nazionale. C’è la crisi – ha aggiunto – e abbiamo bisogno di denaro per puntare allo sviluppo. Non chiediamo altro che di poterlo fare con le nostre risorse». Il sottosegretario Bressa ha ascoltato le rivendicazioni della Sardegna, spinte anche dalla volontà di blindare meglio l’accordo del 2014, sempre con il governo, per la Vertenza entrate. Si sa: quello è un caso chiuso, ma in qualche maglia larga il governo è riuscito a infilarsi fino a prendersi un altro bel po’ di soldi. «Dopo aver impugnato le ultime due Leggi di stabilità nazionale – ha sottolineato Paci – oggi vogliamo difendere con maggior forza i nostri diritti e continueremo a lottare fino a quando non ci saranno riconosciuti». Per capire come andrà finire, sarà decisivo il parere della Ragioneria generale dello Stato, chiamata in causa dal sottosegretario agli affari regionali. Una Ragioneria sempre restia a restituire il maltolto alle Regioni, ma stavolta la Sardegna metterà sul tavolo del confronto quelle che da tempo sembrano essere «un’evidente violazione dello Statuto e della leale collaborazione fra le istituzioni». Alla prossima riunione anche su questo punto il governo dovrà dare una risposta e, in caso di successo, potrebbe cambiare le sorti finanziarie nel 2018.
L’opposizione. A frenare gli entusiasmi però è Forza Italia. Per il coordinatore Ugo Cappellacci è «forte il rischio che all’orizzonte ci sia un accordo patacca due dopo quello del 2014». Secondo i Riformatori con Attilio Dedoni «solo l’ipotesi di nuovo patto mette i brividi dopo quella sciagurata firma tre anni fa». (ua)
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