Firino e Morandi si sono dimessi Varo anticipato per la Pigliaru-bis
I due assessori in uscita hanno spiazzato il governatore. Lunedì la presentazione della nuova giunta I retroscena dei cambi in corsa. Il Pds molto critico. L’Upc: «Ritroviamo subito il gioco di squadra»
CAGLIARI. Addio per sempre e anche in malomodo. Prima di essere licenziati, non è esatto ma rende l’idea, i due assessori in uscita obbligatoria da giorni si sono dimessi. Claudia Firino, ex Sel, e Francesco Morandi, Centro democratico, hanno bruciato i tempi. Lo hanno fatto con una lettera abbastanza velenosa, è pubblicata a fianco, l'ex assessora alla Cultura, e con una citazione dal Vangelo secondo Luca (Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare) chi, fino a ventiquattr'ore fa, aveva la delega del turismo, Morandi. Ricevute le dimissioni, Pigliaru ha anticipato di tre giorni, era annunciata per martedì, la nomina di tutti e quattro i nuovi assessori. Che sono: Giuseppe Dessena, ex Sel-Democratici progressisti alla cultura, Barbara Argiolas, Pd-Soru, al turismo, e poi Filippo Spanu, scelto dal presidente, agli affari generali e Pier Luigi Caria, Pd-renziani, all'agricoltura. Va ricordato: Spanu e Caria prenderanno il posto degli altri assessori che s’erano dimessi i a dicembre: Gianmario Demuro del Pd ed Elisabetta Falchi dei Rossomori. La Pigliaru-bis sarà presentata lunedì mattina a Villa Devoto, mentre è confermato che mercoledì farà il suo esordio in Consiglio regionale.
I retroscena. Claudia Firino ha rifiutato la cortesia istituzionale che l’era stata concessa dal presidente. Questa: lunedì come assessore in carica, seppure ancora solo per un giorno, avrebbe ricevuto il ministro all’istruzione Valeria Fedeli, impegnata in un veloce tour fra Cagliari e Ghilarza. Va precisato: nel Fedeli-day, la Regione non è coinvolta e resta un mistero il perché dell’esclusione, mentre saranno presenti il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, la rettora Maria Del Zompo e il senatore Luciano Uras. Con le dimissioni, l’ex assessora ha scelto di andar via immediatamente a «tutela della mia dignità personale, politica e istituzionale». È questo il passaggio più velenoso della lettera inviata a Pigliaru e destinato anche a chiudere per sempre una fiducia, risaliva al 2014, arrivata – dicono in molti – ai minimi storici da tempo. Dopo un avvio complicato, da mesi erano invece buoni i rapporti fra Morandi e Pigliaru. Fino a sfociare nei complimenti pubblici del presidente per gli ultimi successi dell’assessore: l’Expo, i Giganti di Mont’e Prama, la tappa sarda del Giro d’Italia. Addirittura Pigliaru, in alternativa alla delega revocata, aveva pensato d’ingaggiare Morandi come consulente, ma l’incastro non è riuscito. Perché la verità è questa: i due licenziati hanno finito per pagare un prezzo per interposta persona. Perché a essere puniti per davvero sono stati i loro padri putativi: Luciano Uras, ex Sel, e Roberto Capelli, Centro democratico, ora insieme nel Campo progressista, e sempre più ai ferri corti con il governatore fino al divorzio traumatico. Mercoledì, in aula, si capirà se i due consiglieri regionali del Cp – Francesco Agus e Anna Maria Busia – rimarranno in maggioranza, opteranno per l’appoggio esterno, o voteranno contro.
Pds freddo. Il rimpasto si trascinerà dietro chissà fino a quando una lunga coda di polemiche. Molti nel centrosinistra sono in subbuglio. Lo è di certo il Partito dei sardi, che è sceso in campo con tutti i suoi effettivi per criticare la nuova giunta. Pur nel confermare il patto elettorale, «non possiamo romperlo, per noi è vincolante», Paolo Maninchedda, assessore e presidente del Pds, non è stato tenero: «Il modello scelto – scrive – non ci appartiene, perché non è calibrato sui fronti della crisi sarda. E oggi noi sentiamo il diritto di far capire agli elettori quello che è addebitabile alle nostre convinzioni e al nostro lavoro e quello che non lo è». A cominciare da questo rimpasto «senz’anima». Perché per il capogruppo del Pds Gianfranco Congiu: «Sarà una giunta vegana. Nè carne e nè pesce, è solo un leggero rimescolamento di carte». Ancora più deciso, il segretario del Pd Franciscu Sedda: «È un rimpasto che non trasmette nulla nè in termini di merito, coraggio ed emozioni. Anzi, dà maggiori attenzioni a chi si frantuma – il Pd – rispetto a chi unisce attorno a sè e a chi procede in modo autoreferenziale rispetto a quanti provano a gettare ponti con la società. Dunque, il rimpasto è un’occasione persa».
Upc vigile. Lo sarà – scrive il capogruppo Pierfranco Zanchetta – perché c’è una novità: la lettera di mandato che Pigliaru consegnerà agli assessori. «Vincolerà, vecchi e nuovi, a raggiungere precisi risultati, perché gli assessorati non sono un feudo. Dopo mesi d’incertezze, oggi serve una corale e più efficace azione di governo per raggiungere gli obiettivi strategici che saranno dettati dal presidente e dalla maggioranza». Certo, sta per cominciare una nuova era, ma forse sotto una cattiva stella. (ua)
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