Gas e nuovi investimenti “ni” dei sindacati a Boccia
Cgil, Cisl e Uil perplessi sugli sgravi fiscali: la priorità è produrre ricchezza
SASSARI. C’è sintonia ma il matrimonio di idee è solo parziale. L’intervento del presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia, è stato analizzato dai segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil che hanno accolto alcune delle proposte avanzate dal numero uno degli industriali italiani ma non hanno sciolto le riserve su altri argomenti, come l’idea di una fiscalità di vantaggio distribuita su larga scala. Michele Carrus, Cgil, Ignazio Ganga, Cisl, e Francesca Ticca, Uil, hanno commentato l’intervento di Boccia, isolando i punti di contatto e quelli dove, al contrario, sindacati e industriali non riescono a pensare allo stesso modo.
Cgil. Michele Carrus parte dall’ attrazione di investitori extraregionali: «È interessante ma dovrebbe essere il governo a orientare verso la Sardegna i grandi operatori nazionali – spiega il segretario della Cgil –. L’Eni per la chimica verde, ma anche Fincantieri: in Sardegna ci sono meno cantieri navali che in Lombardia. Finmeccanica, invece, potrebbe investire nel settore aerospaziale». Ma l’industria pubblica non basta: «Ci aspettiamo l’impegno dei privati ed è importante che Confindustria suggerisca gli investimenti, loro possono fare molto». Le lusinghe spariscono quando si parla di fiscalità di vantaggio: «Idea retrò – commenta Carrus –, invece di promettere sgravi dobbiamo produrre ricchezza. Il sostegno fiscale va bene ma deve essere selettivo e vincolato agli investimenti». Sul decentramento amministrativo, invece, Carrus taglia corto: «Logiche di campanile – dice –, invece serve un piano che possa finanziarie gli interventi strategici, come le infrastrutture per la banda larga e per il settore primario, che ha bisogno di indirizzi politici a lungo termine». Il metano, invece, è una mezza incognita: «Un intervento importante ma ne sappiamo davvero troppo poco. Quando arriva? Quanto costerà?», domanda Carrus.
Cisl. «La Sardegna è un’isola complicata – attacca Ignazio Ganga, segretario della Cisl –, serve un approccio che sposi le diverse componenti ma è impensabile separarsi dall’industria. Il metano e la continuità territoriale per le merci sono interventi fondamentali ma serve soprattutto l’istruzione e la formazione perché diventa complicato parlare di industria 4.0 quando abbiamo 53mila sardi che hanno la licenza elementare». I motivi della crisi industriale, secondo Ganga, sono palesi: «Mancano le infrastrutture e il discorso vale soprattutto per l’industria digitale: prima dobbiamo creare le precondizioni». Gli sgravi fiscali proposti da Confindustria convincono sino a un certo punto: «Ottimi solo se concessi alle aziende che investono, che rinnovano le produzioni, che creano economia», spiega Ganga. La questione energetica, invece, è un punto di contatto: «Serve energia pulita a basso costo. La dorsale del metano, i rigassificatori e i depositi costieri sono progetti che mi convincono – conclude Ganga prima di affrontare il tema del turismo –. Siamo baciati dalla fortuna e dobbiamo sfruttarlo per 12 mesi all’anno ma non solo sulle coste. E poi, servono contratti collettivi invece dei voucher».
Uil. Secondo Francesca Ticca, segretario della Uil sarda, non c’è nulla di più complicato della vertenza lavoro: «Resterà un problema senza soluzione fino a quando non arriveranno gli indirizzi per la ripresa industriale e l’idea di sviluppo sarà più chiara». E il segreto della rinascita, secondo Francesca Ticca, sarebbe concentrato nel sale della modernità, la rapidità: «Servono tempi brevi per lo sviluppo delle chimica verde, servono tempi brevissimi per la realizzazione della dorsale del metano, intendo che il progetto debba partire durante questa legislatura, e servono tempi molto stretti per il rilancio dei poli industriali come Ottana, gli unici baluardi in grado di bloccare la desertificazione industriale e lo spopolamento». La questione fiscale, invece, è tutta da discutere: «Credo nei discorsi mirati, le zone svantaggiate hanno bisogno di un incoraggiamento fiscale. Le misure proposte da Confindustria possono andare bene ma devono essere discusse». E deve essere affrontato – conclude Francesca Ticca – anche il problema della movimentazione merci: «Un nodo da sciogliere perché si rischia che i nostri prodotti non trovino la giusta collocazione nei mercati».
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