Alunni discriminati nell'Oristanese, docente sotto inchiesta
Oristano, studenti divisi tra bravi e “asini”. La dirigente provinciale: «Se vero, il fatto è gravissimo»
GHILARZA. Tutti in aula, stavolta senza banchi per alunni di serie A e reietti di serie B. Tutti in aula per continuare a imparare. Chi può arriva sino al 10, chi non ce la fa si ferma al 6, ma la classe ghetto non poteva essere tollerata oltre. Naturalmente la versione è sotto verifica e questo è il motivo per cui nessuno, se non i diretti interessati, sanno in che scuola è avvenuta la triste vicenda di istruzione “d’altri tempi”. I carabinieri della Compagnia di Ghilarza, coordinati dal maggiore Alfonso Musumeci, hanno sul banco una denuncia ben circostanziata e alcuni riscontri. La docente non è più nella stessa classe né nello stesso istituto scolastico e ovviamente è ben guardata a vista per evitare un bis di quanto accaduto nelle scorse settimane.
La denuncia assai circostanziata, partita dalle parole di una madre infuriata dopo aver saputo della divisione tra alunni bravi e “somari” operata dall’insegnante all’interno della stessa classe, non era stata resa nota nemmeno all’Ufficio scolastico provinciale, dove la notizia arriva e lascia perplessa la dirigente Pierangela Lina Cocco: «Al momento non ci è stata data alcuna informazione. I pochi contatti che abbiamo avuto coi carabinieri non ci consentono di esprimere una valutazione del caso. Ovviamente se la versione fornita nella denuncia risultasse attendibile, saremmo di fronte ad un caso gravissimo per il quale ci riserviamo un intervento adeguato. Per il momento, l’istituzione scolastica ha come punto di riferimento il dirigente dell’istituto che, in virtù della sua autonomia, ha gli strumenti per agire e porre un argine alla situazione».
Il freno è già stato posto e la classe è stata immediatamente tolta dalle mani dell’insegnante contro la quale si è scatenata una bufera non solo verbale. Sul tavolo c’è una denuncia per abuso dei metodi di correzione che sarebbe consistita non solo nella separazione tra “buoni” e “cattivi” scolari, ma anche nell’attribuire punizioni particolarmente severe a certi ragazzini. C’è chi infatti sarebbe stato costretto a trascorrere le ore di lezione con la faccia al muro.
Sembrano scene prese da un romanzo di tempi andati, invece sono racconti di vita quotidiana in una classe in cui si è deciso che ci fossero persone da privilegiare e altre da mettere all’angolo.
Una storia che ricorda tanto l’ingresso separato sugli autobus o nei bagni dei locali pubblici degli Stati Uniti degli anni Sessanta. Di qui passano gli eletti, di lì passano gli altri. Una sorta di classismo che pareva ormai superato e che forse può anche essere figlio del comportamento problematico da parte degli alunni, ma che certamente non può giustificare un passo indietro nel mondo dell’insegnamento. (e.c.)
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