La Nuova Sardegna

Contro Abbanoa 22 consiglieri regionali

di Mauro Lissia
Contro Abbanoa 22 consiglieri regionali

Pronta una mozione sui rapporti con l’Egas. Gaia, Upc: «Agcm e Anticorruzione ci danno ragione»

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CAGLIARI. «Abbanoa è come Equitalia, ormai i sardi ne hanno paura perché pratica nei confronti degli utenti un’attività vessatoria e gli slacci del servizio idrico sono atti criminali che spesso colpiscono persone disabili. Questo non è un modo serio e corretto di gestire il servizio»: parole di Antonio Gaia, avvocato nella vita e consigliere regionale dell’Upc, che insieme ad altri ventidue onorevoli di Cps, Udc, Riformatori, Forza Italia, Psd’az, Sinistra per la democrazia e gruppo misto prepara un’offensiva «non contro qualcuno ma a favore dei cittadini». Primo passo sarà una mozione da portare in aula in aprile («apriremo il caso Abbanoa») seguirà un ordine del giorno dove la questione Abbanoa verrà affrontata soprattutto sotto il profilo giuridico. Se infatti finora le anomalie del gestore erano al centro di polemiche e di carteggi avvelenati tra l’Egas - l’ente di controllo che ha preso il posto dell’Autorità d’ambito - e i vertici amministrativi della società regionale, adesso Gaia sventola due atti pesantissimi, firmati dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) e dall’Anac, l’Autorità anticorruzione guidata dal magistrato Raffaele Cantone. Interpellati formalmente dai consiglieri regionali con un esposto dettagliatissimo e ricco di precisi riferimenti giuridici, elaborato da Gaia, i due organismi hanno messo nero su bianco pareri speculari: così com’è, il rapporto tra Abbanoa e l’Egas è anomalo perché non risulta che l’ente di governo possa esercitare compiutamente il controllo analogo sulla società in house. In altre parole: con le quote societarie suddivise tra Regione (65,41%) e comuni (34,58%), l’Egas può acquisire gli atti amministrativi per compiere le verifiche di legge sull’amministrazione della società ma non gli viene riconosciuto il diritto-dovere di nominare e revocare il consiglio di amministrazione, l’amministratore e il direttore generale. Scrive il dirigente Anac, Umberto Reale: «Da quanto emerge, il rapporto che si instaura tra la Regione e Abbanoa è solo indiretto, perché mediato dall’Egas». Quindi la Regione «non può influenzare in modo significativo l’attività della società in house». Conferma l’Agcm: «La disciplina del controllo analogo in vigore, seppure articolata e pervasiva, non consente in concreto all’Egas l’esercizio effettivo dello stesso controllo sulla società di gestione e ciò appare riconducibile all’assenza dei poteri di nomina e revoca quantomeno della maggioranza dei vertici direttivi e di controllo della stessa società da parte di Egas». L’Anac non si fermerà alle note formali: è già partito un procedimento di vigilanza «per l’acquisizione di ulteriori elementi di valutazione». La conclusione è prevista entro 180 giorni dalla segnalazione di Gaia e non potrà essere disattesa. Un richiamo anche al bilancio: «Tanto di cappello se da un buco di 800 milioni si è passati davvero a un esercizio in pareggio - ha detto Gaia - ma chiederò di averne copia per capire se alle attività sono stati inseriti anche gli importi delle numerose bollette assurde che circolano». Gaia ha fatto un esempio: «Ho visto una fattura da 36 mila euro per i consumi di quattro anni, siamo alla follia». Contrari a qualsiasi ipotesi di privatizzazione del servizio idrico, i consiglieri firmatari dell’esposto ad Anac vogliono riportare la gestione ai comuni, i soci di Abbanoa: «I comuni devono essere gli unici titolari» ha detto Angelo Carta (Psd’az). Attilio Dedoni (Riformatori) ha confermato, ricordando il referendum su Abbanoa previsto ad Oristano per domenica prossima: «L'iniziativa è volta a ridare ruolo alle comunità e rendere Abbanoa quello che deve essere, uno strumento amministrato dai sindaci». Si sono espressi contro l'attuale gestione di Abbanoa anche Emilio Usula (Rossomori), Daniele Cocco (Sdp) e Gianluigi Rubiu (Udc).

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