Finanziaria, la maggioranza si scopre unita
La manovra supera il primo ostacolo in aula. Oggi Paci a Roma per la vertenza accantonamenti
CAGLIARI. La Finanziaria supera di slancio il primo ostacolo in aula e fra due settimane dovrebbe essere approvata dal Consiglio regionale. Com'era prevedibile, il centrosinistra ha fatto quadrato intorno alla manovra presentata dall'assessore al bilancio Raffaele Paci, poi riveduta e corretta in commissione. La sostanza è rimasta quella iniziale, 7,6 miliardi complessivi, mentre sono state cambiate solo alcune voci di spesa e aggiunte altre: dai 14 milioni per il pecorino romano invenduto ai soldi in più per proteggere chi oggi è disoccupato ed emarginato. Anche l'opposizione di centrodestra ha mantenuto ferma la sua storica posizione: «Questa Finanziaria è vuota e senz'anima», hanno detto uno dopo l'altro i consiglieri di Forza Italia, Udc, Uds, Pasd'Az, Riformatori e Fdi-An. Ma la coalizione al governo ha tenuto botta, con Pd, Sdp, Partito dei sardi, Upc, Sinistra Sarda, Campo progressista e La Base che hanno votato compatti il passaggio agli articoli della legge, cioè l'inizio del dibattito vero e proprio. Al di là di una prima e scontata vittoria è stato l'assessore Paci a mettere sul tavolo il problema dei problemi: la vertenza con lo Stato. «La Sardegna - ha sottolineato - vuole avere più soldi per superare la crisi, ma non chiediamo milioni extra, abbiamo già quelli del Patto contro l'insularità, vogliamo avere quelli che ci spettano e invece Roma tiene per sé da troppi anni». È la vertenza accantonamenti, 684 milioni quest'anno, e oggi a Roma al sottosegretario Gianclaudio Bressa, la Sardegna chiederà che dal «prossimo anno siano ridotti drasticamente». Paci non ha quantificato quanto vorrebbe avere indietro, ma comunque non meno di 200-250 milioni. Milioni che - ha aggiunto l'assessore - «sono oggi indispensabili e li utilizzeremo per dare più forza alle nostre politiche di crescita e sviluppo». Perché anche la Finanziaria 20017 di fatto è pressoché bloccata fra spese fisse e i 3 miliardi e 300 milioni destinati a coprire il costo enorme della sanità. Anche questa volta è stato raschiato il fondo del barile, col massimo del "manovrabile", una cinquantina di milioni, messo a correre. «È evidente - ha aggiunto Paci - che la soluzione della vertenza accantonamenti potrebbe essere quella svolta che aspettiamo da tempo dopo aver chiuso bene la partita sulle entrate». Sulla seconda puntata del confronto con lo Stato, l'assessore ha detto: «Sappiano di essere solo all'inizio di un cammino difficile, non sarà neanche breve, ma non faremo un solo passo indietro». Oggi all'appuntamento con Bressa, la Sardegna si presenterà con un dossier dettagliato, per dimostrare quanto finora gli accantonamenti abbiano pesato sull'economia sarda. Gli attuali 684 milioni negati dallo Stato corrispondono nei fatti più o meno al 2 per cento del Prodotto interno lordo della Sardegna. «È un prelievo - ha concluso Paci - che non è più sopportabile». In attesa di sapere come andrà a finire il confronto a Roma, la Finanziaria ritornerà in aula il 28 marzo, mentre mercoledì 22 dovranno essere presentati gli emendamenti.
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