La Nuova Sardegna

I ginepri di Capo Comino minacciati da un fungo

di Paolo Merlini
I ginepri di Capo Comino minacciati da un fungo

Nell'oasi ambientale a Siniscola la diplodia africana ha già provocato danni gravissimi. L’esperto: «Fondamentale asportare i rami secchi per eliminare l’infezione»

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SINISCOLA. I ginepri di Capo Comino sono gravemente malati, aggrediti da un fungo che a lungo andare potrebbe avere conseguenze letali su gran parte della piante che costituiscono un tratto distintivo di uno degli ecosistemi dunali più importanti della Sardegna. Il verdetto è di Antonio Franceschini, docente di patologia vegetale al dipartimento di Agraria dell’università di Sassari. Un esperto in materia di diplodia africana, questo il nome del fungo che sta aggredendo i ginepri nel litorale di Siniscola, visto che negli ultimi anni si è occupato di un’emergenza simile all’isola di Caprera. Franceschini ha effettuato un sopralluogo e ha svolto una serie di esami di laboratorio su incarico dell’ispettorato ripartimentale di Nuoro del Corpo forestale, che da tempo monitora lo stato di salute del Sic (sito di interesse comunitario) Capo Comino-Berchida-Bidderosa. Nei mesi scorsi gli ispettori forestali avevano notato sintomi evidenti di dissecamento in numerosi ginepri, tali da richiedere la diagnosi di un esperto.

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Il pericolo. Il risultato della relazione inviata pochi giorni fa dal professor Franceschini non lascia spazio a dubbi: quei ginepri sono in pericolo, occorre dare corpo al più presto a forme di salvaguardia, oltre che ovviamente asportare i focolai d’infezione del fungo. Focolai che, a detta dell’esperto, sono particolarmente attivi e diffusi in tutta quest’area costiera. L’insediamento dell’agente patogeno, appunto il fungo diplodia africana, sarebbe «reso ancora più pericoloso dal fatto che la sua diffusione è sicuramente favorita da una larga presenza di piante che vegetano in condizioni di stress». Una situazione di «sofferenza vegetativa» che, sottolinea Franceschini, è «conseguente a condizioni climatiche avverse, proprie del particolare ambiente costiero, ma almeno in parte anche al degrado in cui versa il sito, che viene utilizzato dall’uomo in maniera poco rispettosa del peculiare ecosistema dunale, spesso incurante della fragilità degli equilibri che ne garantiscono la conservazione».

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Colpa dell’incuria. Il riferimento è rivolto al fatto che a Siniscola non si sia mai attuato un piano di salvaguardia delle dune di Capo Comino, e tantomeno dei ginepri, che fra l’altro continuano ad essere depredati dei rami che vanno a ornare cucine e camini di tante seconde case che si affacciano su quest’oasi ambientale. Accanto all’azione distruttiva dell’uomo, e probabilmente agevolata da questo, si è fatto strada il fungo diplodia africana, che ha provocato e sta provocando un disseccamento di numerosi rami, in sostanza il primo passo verso la morte dell’intera pianta.

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Ecosistema da tutelare. Franceschini ha indicato una serie di passi obbligatori per superare l’emergenza, a cominciare dall’eliminazione dei focolai d’infezione, «asportando i rami disseccati delle piante di ginepro o le piante intere ormai compromesse, avendo cura di bruciare in ogni caso tutto il materiale di risulta». Ancora, di evitare il passaggio di mezzi, persone e animali soprattutto in prossimità di piante sintomatiche «per non favorire l’ulteriore diffusione del patogeno». Ultimo ma non per importanza, ripristinare «la naturalità del sito»: cioè creare degli argini attorno ai ginepri e dunque alle dune, evidentemente con divieti e barriere di contenimento. L’ispettorato forestale ha informato l’assessore all’Ambiente di Siniscola, Antonio Bellu, per concordare già dai prossimi mesi una serie di azioni comuni rivolte alla salvaguardia dell’ecosistema di Capo Comino.

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