Edilizia, la ripresa ancora non si vede
Numeri in rosso per il settore delle costruzioni: in 10 anni persi 24mila posti di lavoro. Ma si guarda con ottimismo al 2017
CAGLIARI. La speranza è sempre l’ultima a morire. Rimasti delusi dal 2016, doveva essere l’anno della svolta e invece non lo è stato, i costruttori iscritti all’Ance Sardegna ora puntano tutto sui prossimi otto mesi. Il presidente Pierpaolo Tilocca guarda al passato con amarezza, «la nostra buona volontà non è bastata», e al futuro con quell’ottimismo che dev’esserci per forza o altrimenti «dovresti subito alzare bandiera bianca». Nel nono rapporto sullo stato delle costruzioni, l’Ance mette in fila un’infinità di numeri. Quelli in rosso continuano a essere troppi: la crescita non c’è stata (–0,1 per cento), l’occupazione è scesa ancora (–3 per cento) e negli ultimi dieci anni ben 24mila buste paga sono state spazzate via. Poi c’è il capitolo degli appalti pubblici e neanche questo è positivo: la Sardegna ha una montagna di soldi a disposizione (2,6 miliardi in tutto, 1,4 miliardi dall’Europa per le sole costruzioni) ma non riesce a spenderli o lo fa con grande lentezza. Oppure è sempre forte il peso della burocrazia, «la semplificazione resta un miraggio», e degli appalti con una base d’asta talmente alta da mettere sempre fuorigioco le imprese sarde, che a loro volta sono affette da una malattia cronica, il nanismo, e diventano sempre più spesso «ancelle – leggi sub appalti – dei colossi nazionali».
Per Tilocca e il presidente dell’Ance di Sassari, Andrea Piredda, «dobbiamo aggrapparci al 2017 e sperare che il peso delle costruzioni sul Prodotto interno loro regionale mai scenda sotto la doppia cifra, oggi vale l’11,6 per cento, sarebbe un disastro» e che, allo stesso tempo, la Pubblica amministrazione cominci a pagare con maggiore celerità: oggi la media è intorno ai cinque-sei mesi e sono ancora un’esagerazione. Secondo l’Ance – che qualche mea culpa lo fa seppure quand’è tirata per la giacchetta – è purtroppo il rapporto con la politica, con chi governa a essere molto complicato. «Tre anni – ha detto il presidente – avevamo riposto un bel po’ di fiducia sulla giunta Pigliaru, ma siamo rimasti delusi». Secondo i costruttori, il paradosso è questo: «È vero che la giunta ci ha interpellato più volte, noi alle riunioni siamo andati con molte proposte, però poi non ci hanno ascoltato». Il risultato – stando alla versione dell’Ance – è stato questo: la legge sull’edilizia versione centrosinistra, l’ex Piano casa, è stato un fallimento e non ha prodotto i risultati sperati, perché «il vincolo massimo dei 120 metri cubi nelle ristrutturazioni o negli ampliamenti a favore dell’edilizia privata s’è rivelato un tappo». La convinzione è che con la leggina di manutenzione, allegata alla Legge urbanistica, «qualche correzione può essere fatta, l’importante è che tengano conto dei suggerimenti». A proposito di Legge urbanistica, consegnata dalla giunta al Consiglio regionale, per i costruttori: «È troppo pesante e più che proporsi come un’insieme di regole certe sembra essere un labirinto di vincoli certi». I costruttori, è ovvio, tirano il mattone dalla loro parte, ma sostengono di non voler passare per chi vorrebbe il cemento dappertutto: «Abbiamo un grande rispetto del suolo e della Sardegna, non vogliamo certo consumarla – ribadiscono – però è impensabile che poi tutto resti ingessato o vada a sbattere contro il muro dei tabù». Per loro questo potrebbe essere davvero l’anno buono, quello della ripresa, ma «solo se cominciamo a pensare davvero e tutt’insieme allo sviluppo sempre sostenibile, sempre rispettoso dell’ambiente ma comunque necessario». (ua)
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