La Nuova Sardegna

Dolcissima Sardegna, il cioccolato diventa un business

di Alessandro Pirina
Dolcissima Sardegna, il cioccolato diventa un business

L’isola terza in Italia per numero di produttori artigianali. La maggior parte dei laboratori si trova nel Nuorese

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SASSARI. Willy Wonka vive in provincia di Nuoro. L’isola è la terza regione per fabbriche di cioccolato. Meglio fanno solo Campania e Piemonte. Un exploit sorprendente, visto che cioccolato e cacao non sono storicamente ingredienti dei tipici dolci sardi. Eppure la Sardegna conta 32 produttori artigianali, l’8,2 per cento del totale nazionale. E ben 19 sono attivi tra Nuoro e l’Ogliastra, sul terzo gradino del podio dopo Torino, capitale tricolore del cioccolato, e Avellino. La Sardegna, dunque, non è solo la terra del formaggio e del vino. A rivelarlo è un rapporto di Confartigianato, che, a sorpresa, fa conquistare all’isola una dolcissima medaglia di bronzo. «Questi dati dimostrano come la Sardegna abbia una varietà di produzioni alimentari, in questo caso dolciarie, davvero sorprendente e da tutelare – afferma Maria Carmela Folchetti, presidente di Confartigianato –. Queste specialità artigiane si distinguono per la freschezza, la genuinità e l'ottima qualità degli ingredienti, caratteristiche che i consumatori hanno riscoperto e apprezzano».

Spesa pro capite. E, in effetti, i sardi non risparmiano sul cioccolato. Anzi. In un anno spendono circa 67 euro a famiglia in prodotti a base di cacao per un valore complessivo nazionale di 1,7 miliardi. «Quindi, non soltanto uova di Pasqua ma il cioccolato, sardo e italiano piace tutto l'anno e fa aumentare il numero dei produttori artigiani e le esportazioni», dice ancora la Folchetti. Le previsioni dicono che nell'isola, quest'anno, si mangeranno più uova di cioccolata. Secondo le stime, il consumo delle produzioni artigianali aumenterà del 4 per cento, rispetto agli anni passati. Ogni sardo infatti, mangia in media 4,5 chili di cioccolato all'anno, almeno due chili in più rispetto a 10 anni fa.

L’exploit. Il mercato del cioccolato, dunque, è in buona salute. Anche se circoscritto quasi esclusivamente al periodo di Pasqua. «È il momento in cui viene acquistato di più – afferma Caterina Esca, dell’omonima storica azienda dolciaria di Dorgali –. Piano piano i numeri stanno crescendo, anche perché la lavorazione del cioccolato è per noi un fatto recente. Noi siamo attivi dal 1972, specializzati nei dolci tipici sardi, dove il cioccolato non si usava».

La cultura. Ma nonostante questi buoni numeri in Sardegna la cultura del cioccolato fa fatica ad affermarsi. «Ancora i clienti non sanno distinguere tra surrogato e cioccolato – aggiunge la Esca –. E soprattutto è difficile far passare il messaggio che il cioccolato costa. La gente non è ancora pronta a capire che è una materia prima particolare, va lavorata, presentata in un certo modo per la vendita. Si fa fatica a fare capire che è un prodotto di qualità, ma tra le nuove generazioni si sta iniziando a ragionare in maniera diversa, sa che esistono diversi tipi di cioccolato e riesce a capire la differenza tra un uovo artigianale e uno industriale».

Province. La Sardegna, con 32 produttori, è terza tra le regioni, dopo la Campania con 69 fabbriche di cioccolato e il Piemonte con 64. A livello provinciale, la capitale del cioccolato artigiano è Torino che vanta 37 produttori. Seguono Avellino con 28 imprese e appunto Nuoro con 19 cioccolatieri artigiani. In Sardegna segue Sassari, a quota 6 produttori artigianali. Al terzo posto c’è Oristano con quattro fabbriche di cioccolato. Chiude la classifica Cagliari, che vanta solo 3 produttori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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