Ubriachi del sabato sera, sardi in testa alla classifica nazionale
Una ricerca statistica dell’Istat assegna alla Sardegna il primato a livello italiano. Per la ricerca c’è il più alto numero di under 30 che si dà al “binge drinking”
SASSARI. Cenerentola non incontrerà mai il suo principe il sabato sera. Sono troppo ubriachi. I campioni del drink selvaggio del fine settimana vivono in Sardegna. Non ha dubbi l’Istat, che nella sua indagine sull’alcolismo dà all’isola un primato molto particolare.
La Sardegna è la regione in cui in percentuale ci sono più giovani tra gli 18 e i 27 anni bevono grandi quantità d’alcol concentrate in un breve periodo di tempo. Un fenomeno di costume e di subcultura giovanile. Come sempre gli inglesi hanno trovato un nome a questa pratica diventata un rito delle serate alcoliche degli under 30. Si chiama binge drinking. L’obiettivo è raggiungere l’ubriachezza nel più breve tempo possibile. Poca birra e tanti beveroni fatti con superalcolici ed energy drink. O cocktail ad alta gradazione. Per questo vengono ingurgitate grandi quantità di superalcolici, meglio se a stomaco vuoto. Chi si ubriaca non è un bevitore quotidiano. Al contrario, quasi sempre durante il resto della settimana evita gli alcolici.
Nella classifica la Sardegna è prima, insieme alla provincia di Bolzano per numero di giovani che pratica il binge drinking, una percentuale che oscilla tra il 15 e il 17 per cento dei giovani. Al contrario è tra le ultime per il consumo abituale di alcol oltre le quantità considerate. In altre parole nell’isola ci sono tanti fortissimi bevitori occasionali, ma pochi giovani che bevono in modo costante oltre la quantità consigliata. Almeno secondo i dati raccolti dall’Istat non superano una forbice che oscilla tra il 7 e l’8 per cento.
Il ritratto. L’ente nazionale di statistica fa anche un ritratto delle famiglie in cui si possono trovare con maggiore facilità giovani che praticano il binge drinking. Un po’ a sorpresa la ricerca indica che lo status sociale e il grado di istruzione sono tra i fattori di rischio. I giovani che ricorrono al binge drinking hanno genitori con una istruzione superiore, spesso la laurea. E anche il tenore di vita della famiglia di provenienza è di solito medio-alto. Chi abusa di alcolici nel fine settimana di solito non lo fa in altre parole per sfuggire a una condizione economica sociale o culturale disagiata. Lo fa alla ricerca dello sballo, dello stordimento occasionale. In questa graduatoria non rientrano solo i giovani, ma anche gli adulti, fino ai 44 anni. L’Istat stila anche una classifica dei luoghi in cui avviene il binge drinking. «casa di amici o parenti, 39,3 per cento. Bar, pub o birreria, 29,4 per cento. Ristorante, pizzeria, osteria, 27,5 per cento. Casa propria, 25,1 per cento. Discoteca, 13 per cento. Luoghi all’aperto, 5,3 per cento». Un po’ a sorpresa si scopre che i posti dove si beve di più sono le case private, meno nelle demonizzate discoteche.
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