Autonomia e Statuto Regioni a confronto
Ganau: oggi dobbiamo puntare verso un riconoscimento pieno della specialità Il presidente lombardo: un’Italia a due velocità con i territori più responsabilizzati
CAGLIARI. Speciali o ordinarie che siano, le Regioni quasi mai sono andate d’accordo. Le entrate a gamba tesa una sull’altra non si contano, ma almeno sul nemico hanno avuto sempre poco da discutere: lo Stato. È lo stesso che voleva accentrare i poteri su di sècon il referendum costituzionale, bocciato, e poi da una vita anche spietato nell’imporre sacrifici e ridurre i finanziamenti. Alla vigilia de Sa die de sa Sardigna, oggi, i presidenti di diversi Consigli regionali, politici e professori universitari si sono confrontati su quanto potrà accadere da qui a qualche mese. Perché, ad esempio, fra un anno e mezzo Lombardia e Veneto voteranno per essere più speciali di quanto lo siano oggi, chiedono più deleghe e vorrebbero tenere per loro gran parte dei soldi che incassano dalle tasse, mentre oggi - dicono – «contribuiamo fin troppo a salvare le regioni in difficoltà e noi possiamo crescere meno di quanto vorremmo». Oppure c’è la Sardegna: impegnata in un conflitto senza fine con il governo centrale, dalle entrate alle servitù, però pare anche decisa a cambiare il suo Statuto, perché «lo vogliamo più forte e moderno». La sintesi di queste rivendicazioni, all’apparenza contrapposte, è questa: serve un vero federalismo fiscale, approvato nel 2001 ma mai applicato fino in fondo. Con anche un contorno importante: se sei efficiente sarai premiato, se hai modelli eccellenti li potrai esportare, se invece i tuoi bilanci traballano per colpa degli sprechi «ti aiuteremo, ma presto dovrai farcela da solo». Gianfranco Ganau, padrone di casa e presidente del Consiglio, l’ha detto: «Oggi dobbiamo puntare verso un riconoscimento pieno delle autonomie speciali e la rivendicazione forte di un’autonomia delle Regioni ordinarie. Io credo molto in un modello differenziato in cui il federalismo funzioni, ma allo stesso bisogna far attenzione agli squilibri che esistono nel nostro Paese e di cui la Sardegna continua a essere vittima». Il presidente del Consiglio della Lombardia, Raffaele Cattaneo, ha sottolineato: «Il modello attuale non ha funzionato. Noi non chiediamo di diventare più ricchi e voltare le spalle agli altri. Vogliamo uscire invece dalla gabbia in cui le Regioni devono fare tutte le stesse cose e anche far tutto. No, serve un’Italia semmai a due velocità, con i territori responsabilizzati soprattutto nella finanza pubblica». Per il senatore Silvio Lai c’è anche questa verità: «Il federalismo è partito bene poi s’è scontrato con una crisi devastante che l’ha messo all’angolo. Con lo Stato che ha ripreso gran parte in mano convinto così di salvare le casse nazionali». Ma è lo stesso Stato – ha detto l’assessore Raffaele Paci – «dove sono gli apparati burocratici a dettare legge e non l’azione politica. L’effetto dello strapotere dei primi è la crisi sociale, e se le Regioni non rivendicheranno insieme i loro diritti, rischieremo tutti» Cosa serve? Un forte federalismo delle alleanze oltre a quello fiscale.
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