Licenziato a Fiumesanto diventa agricoltore
LA STORIA/3. Giuseppe era operaio, ora cura l’orto di famiglia e si occupa di musica e pittura
PORTO TORRES. Giuseppe non ha mai creduto a un futuro nella zona industriale. Fin da piccolo è sempre stato dotato di animo e talento artistico, di amore per la natura e per la Sardegna tanto che, quando l’impiego nell’ex petrolchimico è terminato, ha preferito non lasciare Porto Torres per lavorare, come hanno fatto gli ex colleghi. Giuseppe Nocco ha 43 anni, è sposato, ha una figlia di 8 ed è stato licenziato dopo aver lavorato per anni con la qualifica di edile in un’azienda delle manutenzioni a Fiumesanto. La crisi era ancora lontana e Giuseppe ha avuto subito un’altra opportunità in una ditta dell'indotto: operaio col posto fisso ma innamorato della natura e della musica. «Mio padre ha un fazzoletto di terra a Porto Torres e io, fin da piccolo, ho coltivato la passione per gli alberi da frutta – rivela Giuseppe –. Ne ho piantati una settantina: limoni, aranci e persino fichi d'India». Ma Giuseppe è anche un chitarrista fantastico e un polistrumentista abile nel canto. Ultimamente, poi, si sta dedicando con successo anche alla scultura e alla pittura, in particolare . Un artista a tutto tondo, insomma, che nei momenti liberi dal lavoro e dalle prove musicali andava in campagna a curare l'orto. Oggi, gli alberi sono cresciuti di numero e sono stati aggiunti pomodori, carciofi, ortaggi vari, quaranta galline e quattro anatre. Così, quando un anno e mezzo fa è arrivata la mobilità dal lavoro, Giuseppe non si è perso d'animo e non ha pensato neppure un momento ad andare via: «No, assolutamente. Penso che dovremmo sfruttare le risorse della nostra isola. Io ho deciso di non lasciare la mia famiglia, ma ovviamente chi è andato fuori ha fatto una scelta rispettabilissima».
Oggi Giuseppe coltiva l'orto, raccoglie frutta, produce creme di carciofi e ortaggi, ha le uova fresche tutti i giorni e, in un’economia cristallizzata dalla crisi, sfrutta un valido sostegno che si somma alle serate musicali e ai lavori saltuari che, di tanto in tanto, spuntano fuori. Il 43enne è anche una persona realista che non chiude le porte a nulla: «Rientrare al loavoro nella zona industriale? Ci spero per avere uno stipendio fisso, non sono ipocrita, ma anche per bonificare quello che è stato inquinato in passato. Se mi richiamano sono pronto, anche se amo la terra».
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