«Regio decreto del 1910»: e Abbanoa pignora i conti
La società regionale è stata autorizzata alla fine del 2015 dal ministro Padoan Il consigliere Gaia, Upc: «È tutto illegittimo, presto una mozione in assemblea»
CAGLIARI. Non bastavano gli slacci, le intimazioni, la carta bollata profusa negli anni per contrastare la difesa a volte disperata degli utenti: adesso Abbanoa potrà colpire chi non salda una bolletta con il pignoramento diretto sul conto corrente, senza neppure il via libera di un giudice. A denunciare l’arma letale che il ministero dell’Economia ha messo nelle mani del gestore idrico regionale è il consigliere regionale Antonio Gaia (Upc), che insieme ai colleghi Daniele Cocco, Emilio Usula, Paolo Zedda e Anna Maria Busia è impegnato a preparare una controffensiva politica a quello che lui valuta come l’ennesimo sopruso nel difficile rapporto cittadini-Abbanoa, sconfinato ormai in una battaglia senza esclusione di colpi giudiziari. Incassati i pareri critici di Anac e Antitrust sulla legittimità dell’asse Regione-Abbanoa per la mancanza di controllo analogo sull’attività della società in house, Gaia pensa a una mozione all’assemblea regionale per mettere freno alle azioni di recupero coattivo che stanno mettendo alle corde enti locali e semplici cittadini: «Mi è capitata una storia assurda - riferisce il consigliere - quella di un utente di Quartu Sant’Elena che ha i conti correnti bloccati in entrata e uscita per via di una bolletta Abbanoa». In quella bolletta risulta un debito di 39 mila euro per quattro anni di consumi: «Il consumo medio di una famiglia per uso domestico oscilla fra i 150 e i 250 metri cubi l’anno - fa i conti Gaia - quindi una bolletta di 300 euro rientra nella media corretta. Qualcuno mi spieghi come ha fatto questa famiglia a consumare quasi diecimila euro d’acqua all’anno, che sono quasi 900 euro al mese». L’altro caso finito all’attenzione di Gaia è quello del comune di Trinità d’Agultu, chiamato a pagare consumi idrici per un milione e mezzo. In entrambi i casi sono partite le opposizioni, ma grazie al ministro Padoan - il provvedimento risale al 30 dicembre 2015 - Abbanoa può tranquillamente mettere in esecuzione il titolo di credito. Dietro questa novità tutt’altro che gradevole per gli utenti sardi c’è un Regio decreto del 1910, che Padoan ha pensato di applicare: Abbanoa aveva chiesto l’autorizzazione al pignoramento diretto sui conti correnti degli utenti morosi, il ministro gliel’ha concessa in forza di quell’antico provvedimento che riguarda gli enti locali, autorizzati a esercitare il prelievo forzato sulle tasse non pagate. Qui però - è la valutazione di Gaia -la situazione è diversa: «Abbanoa è una società in house, l’ente pubblico è la Regione che la controlla al 69 per cento. Ma non è la Regione a esigere i pagamenti, ma una società soltanto partecipata dall’ente pubblico. Quindi quel decreto non può essere applicato».
Comunque sia non finisce qui: «Siamo in attesa della delibera dell’Anac - avverte Gaia - che dovrebbe arrivare il prossimo 30 luglio. A quel punto si vedrà chi ha ragione».
Ma c’è dell’altro: «All’esame dei bilanci - va avanti il consigliere dell’Unione popolare cristiana - stanno emergendo situazioni anomale, vengono inseriti alle attività crediti prescritti o chiaramente illegittimi come quello di Quartu. Così è facile far quadrare i conti, si vuole tentare un risanamento finanziario tutto a spese degli incolpevoli cittadini, che devono pagare di tasca gli errori di gestione commessi negli anni». C’è anche un comunicato stampa diffuso dai consiglieri impegnati nella battaglia anti-Abbanoa: «Apprendiamo con sconcerto e disappunto - è scritto - che il Ministero dell'Economia, ha autorizzato Abbanoa Spa a procedere al recupero coattivo dei suoi presunti crediti, fondati sulle "bollette pazze" anche attraverso il pignoramento dei conti correnti dei cittadini sardi. È un fatto di straordinaria gravità che fa di Abbanoa un gabelliere persino più odioso di Equitalia. Nel preannunciare le opportune iniziative consiliari finalizzate a sfiduciare i vertici dell'ente gestore il servizio idrico, insieme coi responsabili politici di tali paradossali iniziative, rimarchiamo la distanza personale e politica verso la Giunta regionale che, nel consentire una tale forma di riscossione, ha mostrato tutti i suoi limiti politici e una riprovevole distanza dai bisogni dei sardi».
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