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L’Indiana Jones degli antichi sapori: «Così impediamo che si perdano»

L’Indiana Jones degli antichi sapori: «Così impediamo che si perdano»

L’agronomo Francesco Melis punta a salvare frutti che rischiano di scomparire dalla Sardegna: dalle mandorle ad alcuni tipi di albicocche

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SASSARI. Francesco Melis è uno di quei giovani cervelli in fuga che dopo la laurea in Agraria è dovuto andare via per cercare lavoro, in Continente. Ma poi è tornato e oggi, a 38 anni, è l’entusiasta agronomo della cooperativa Birde. Una carriera già corposa la sua, visto che, dopo essere stato in Piemonte a lavorare come tecnico enologo ha diretto la cantina sociale di Sorso, centro della Romangia di cui è originario. È appassionato, oltre che di vino, di agricoltura rivolta al futuro. Il suo pallino è andare a caccia di varietà antiche di frutta e verdura che si vanno perdendo e di riproporle abbinandole a tecniche avveniristiche senza nulla togliere alla qualità.

La sua missione, per conto della cooperativa, è di convincere gli agricoltori a investire su coltivazioni richieste dal mercato che oggi, per timore, per scarse vedute e per tante altre ragioni non si prendono più in considerazione. Francesco fa l’esempio delle mandorle. Costituiscono l’ingrediente principale di tutti i dolci tipici sardi e un tempo non c’era zona della Sardegna che non avesse i mandorleti. Oggi non esistono quasi più e i produttori artigianali sono costretti nella maggioranza dei casi a importare le mandorle dall’estero, spesso dalla California. Fatto che non consente di ottenere le certificazioni necessarie per entrare nei mercati con tutte le carte in regola.

«Eppure impiantare e coltivare mandorle è la cosa più semplice del mondo - dice l’agronomo Melis -, ci vuole terra ma la terra è l’unico “ingrediente” che in Sardegna non manca e si tratta di un’attività estremamente redditizia». Ma il compito di Francesco Melis è anche quello di assistere i coltivatori tenendo conto della loro sapienza («abbiamo trovato un giovane ortolano di Sassari che continua a coltivare le fave con il seme ereditato dal bisnonno e lo fa con una perfezione straordinaria») ma informandoli sulle tecniche moderne per migliorare le produzioni. «Una di questa è certamente l’utilizzo dei tunnel, impianti protettivi validi come le serre ma in grado di prolungare la stagionalità di diversi mesi nel corso dell’anno senza intaccare il livello qualitativo».

E come un novello Indiana Jones dei campi adesso Francesco è a caccia dei sapori della frutta di quando era bambino. «Forse ho trovato un anziano che potrebbe farci innestare i suoi alberi di albicocca, una varietà antica che in questa zona fino a trent’anni fa era coltivata dalla maggior parte delle famiglie. Il rischio è che se ne perdano le tracce definitivamente, e sarebbe un peccato. La nostra missione è impedire che accada». (g.g.)

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