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Usi civici privatizzati, l’inchiesta va avanti

Usi civici privatizzati, l’inchiesta va avanti

Dopo la bocciatura della legge regionale la Procura di Cagliari indaga per abuso e omissione di atti

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CAGLIARI. La Corte Costituzionale ha bocciato il tentativo della Regione di privatizzare le aree a uso civico, ma l’inchiesta giudiziaria aperta dalla Procura cagliaritana non si fermerà. Il sostituto procuratore Andrea Vacca ha sentito alcune persone informate sui fatti ed ha acquisito documenti dagli uffici regionali, nelle prossime settimane il magistrato dovrebbe rirare le somme e decidere i nuovi passi investigativi. Partita dagli esposti presentati dal Gruppo di intervento giuridico, che contro la norma anti-usi civici ha raccolto 1147 firme, l’inchiesta è attualmente contro ignoti: si lavora sull’ipotesi di abuso d’ufficio e di omissione d’atti d’ufficio perché - secondo le denunce del Grig - in molti casi si sarebbero verificate appropriazioni di terre oppure situazioni di inerzia da parte di enti pubblici che hanno finito per favorire l’uso illecito delle aree. Numerosi i casi denunciati dal Grig in un lungo elenco, che comprende casi vecchi di decenni. Terreni per migliaia di ettari, di proprietà dei cittadini, compresi boschi e pascoli, sono oggi occupati senza alcun titolo da privati, nessuno si preoccupa di recuperarli perché vengano restituiti ai demanio civico. La Regione avrebbe voluto destinarli in parte alle imprese con quella che Deliperi denuncia come una «pesante offensiva istituzionale» ancorata a esigenze elettorali. Se nella gestione delle aree pubbliche sono stati commessi reati sarà la Procura a stabilirlo, di certo eventuali nuovi passaggi dalle mani dei cittadini a quelle dei privati sono scongiurati grazie all’intervento della Consulta. Il giudice delle leggi ha infatti confermato pienamente la tesi del Grig, affermando l’illegittimità della sclassificazione, cioè la sdemanializzazione, degli usi civici sostenendo che «vi sia una chiara incoerenza tra la sua formulazione e la natura del vincolo paesistico-ambientale, il quale comporta, salvo le tassative eccezioni di legge, la conservazione del bene civico e del suo regime giuridico».

La Consulta ha ribadito senza mezzi termini quanto gli ecologisti sostengono da sempre: «I beni d'uso civico sono inalienabili, inusucapibili ed imprescrittibili e la loro sclassificazione, che è finalizzata a sottrarre in via definitiva alla collettività di riferimento il bene, è un evento eccezionale subordinato alle specifiche condizioni di legge, tra le quali mette conto ricordare che le zone oggetto di legittimazione o di alienazione non interrompano la continuità del patrimonio collettivo, pregiudicandone la fruibilità nel suo complesso». Di fronte a questa pronuncia tombale, si tratta di capire se la denuncia del Grig sia fondata e se nel corso degli anni aree ad uso civico siano realmente passate di mano nell’indifferenza di comuni e Regione. Una cosa è certa: chi li occupa illegalmente corre il rischio di dover sloggiare. (m.l)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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