Ines: «Paolo sarà sempre mio fratello»
Un post su facebook della sorella del giovane condannato per gli omicidi: «So che è innocente»
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NULE. «Qualche settimana fa mi è stato chiesto: “É difficile essere la sorella di Paolo?”. No, non lo è, è difficile invece essere circondata da persone annoiate o forse molto frustrate che istigano all’odio (ma sempre comodamente sedute dietro il loro pc), che gioiscono per ogni insuccesso del prossimo e invidiano il prossimo ma non fanno mai nulla per migliorarsi».
È lo sfogo che Ines Pinna, sorella di Paolo Enrico, affida per la prima volta ai social. Due giorni fa nel suo profilo Facebook ha deciso di rompere quel silenzio nel quale si è sempre rifugiata. Una ragazza dal viso dolce, occhi grandi, una ragazza che ha studiato all’università e che probabilmente non avrebbe mai immaginato di dover un giorno vivere tutta questa sofferenza. «Sono sempre stata una persona molto riservata, e chi mi sta a fianco lo sa bene. Ho sempre evitato di sbandierare le mie cose sui social e a maggior ragione di trattare argomenti delicati ma ora due cosette le dico anche io». Fa il bilancio degli ultimi due anni: «La mia vita è cambiata completamente e a 22 anni ho capito chi mi dovio cazzare su sonnu (dovevo svegliarmi ndr)», ha imparato a riconoscere le persone «che ti sono vicino sempre non solo quando le cose vanno bene. E che la famiglia viene prima di tutto». Ha da dire molto sui commentatori da tastiera: «È difficile vedere come tutti si sentono autorizzati a commentare anzi, molto più, giudicare fatti di cui sanno veramente poco e nulla, si sentono liberi di insultare come se tutto gli fosse concesso. Si sentono liberi di minacciare e cercare di intimorire con commenti come “dove non arriva la giustizia arriva la legge barbaricina”, “qualcuno sta preparando il conto”... Ormai basta un account facebook per essere dei pseudo criminologi, giudici e tuttologi manco fossero dotati di scienza infusa. Alcuni dicono “scioglieteli nell’acido”, “sono bestie”... Si è tanto gridato “mostri”, ma forse non siete poi così tanto diversi da ciò per cui vi indignate».
E per concludere parla direttamente di suo fratello: «Sono la sorella di Paolo, lo sono da 19 anni e lo sono stata ancora di più negli ultimi due anni, da quando delle voci infondate hanno scombussolato le nostre vite, e ogni mia preoccupazione si trasformava in un severo richiamo verso mio fratello che era in quel momento la persona più vulnerabile, avente bisogno di sostegno. So che è innocente e lo sosterrò sempre nel bene e nel male. Non si è mai pronti ad affrontare situazioni simili, né a 22 anni né a 60. Sono la sorella di Paolo e sono la figlia di Roberto, l’uomo a cui ieri è stato sparato addosso mentre tornava verso casa dopo una giornata di lavoro e vi consiglio di evitare i discorsi moralisti se poi inciampate in queste “piccolezze”». (na.co.)
È lo sfogo che Ines Pinna, sorella di Paolo Enrico, affida per la prima volta ai social. Due giorni fa nel suo profilo Facebook ha deciso di rompere quel silenzio nel quale si è sempre rifugiata. Una ragazza dal viso dolce, occhi grandi, una ragazza che ha studiato all’università e che probabilmente non avrebbe mai immaginato di dover un giorno vivere tutta questa sofferenza. «Sono sempre stata una persona molto riservata, e chi mi sta a fianco lo sa bene. Ho sempre evitato di sbandierare le mie cose sui social e a maggior ragione di trattare argomenti delicati ma ora due cosette le dico anche io». Fa il bilancio degli ultimi due anni: «La mia vita è cambiata completamente e a 22 anni ho capito chi mi dovio cazzare su sonnu (dovevo svegliarmi ndr)», ha imparato a riconoscere le persone «che ti sono vicino sempre non solo quando le cose vanno bene. E che la famiglia viene prima di tutto». Ha da dire molto sui commentatori da tastiera: «È difficile vedere come tutti si sentono autorizzati a commentare anzi, molto più, giudicare fatti di cui sanno veramente poco e nulla, si sentono liberi di insultare come se tutto gli fosse concesso. Si sentono liberi di minacciare e cercare di intimorire con commenti come “dove non arriva la giustizia arriva la legge barbaricina”, “qualcuno sta preparando il conto”... Ormai basta un account facebook per essere dei pseudo criminologi, giudici e tuttologi manco fossero dotati di scienza infusa. Alcuni dicono “scioglieteli nell’acido”, “sono bestie”... Si è tanto gridato “mostri”, ma forse non siete poi così tanto diversi da ciò per cui vi indignate».
E per concludere parla direttamente di suo fratello: «Sono la sorella di Paolo, lo sono da 19 anni e lo sono stata ancora di più negli ultimi due anni, da quando delle voci infondate hanno scombussolato le nostre vite, e ogni mia preoccupazione si trasformava in un severo richiamo verso mio fratello che era in quel momento la persona più vulnerabile, avente bisogno di sostegno. So che è innocente e lo sosterrò sempre nel bene e nel male. Non si è mai pronti ad affrontare situazioni simili, né a 22 anni né a 60. Sono la sorella di Paolo e sono la figlia di Roberto, l’uomo a cui ieri è stato sparato addosso mentre tornava verso casa dopo una giornata di lavoro e vi consiglio di evitare i discorsi moralisti se poi inciampate in queste “piccolezze”». (na.co.)
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