I cormorani incubo dei pescatori: ipotesi doppiette per abbatterli, il no degli ambientalisti
Voraci, intelligenti, organizzati. Gli incubi di chi pesca nelle acque interne hanno un nome scientifico che sembra uscito da un film sui dinosauri: phalacrocorax carbo, per tutti e più semplicemente...
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Voraci, intelligenti, organizzati. Gli incubi di chi pesca nelle acque interne hanno un nome scientifico che sembra uscito da un film sui dinosauri: phalacrocorax carbo, per tutti e più semplicemente “cormorani”, anche se scartabellando su libri e manuali si trova un nome scientifico che ha il sapore del presagio nefasto: una delle otto sottospecie del cormorano si chiama Phalacrocorax carbo lugubris. Suggestioni a parte, sono loro il pericolo alato che ogni inverno lascia in braghe di tela i pescatori dell’oristanese, costretti ad assistere a quella che definiscono una vera e propria mattanza dato che proprio i cormorani, uccelli dalle dimensioni non eccessive, vengono raccontati come insaziabili macchine da guerra capaci di ingurgitare anche 500 grammi di pesce al giorno. Nel 2016, solo nelle lagune dell’oristanese, ne erano stati contati 12mila. Un numero che equivale a picchi di 6 tonnellate di pesce consumate ogni 24 ore in un periodo di tempo compreso tra ottobre e aprile. Un’ecatombe a cui i pescatori hanno provato a mettere fine utilizzando ogni tipo di tecniche di dissuasione, da quelle sonore fino agli equipaggi imbarcati su scafi a motore che provavano a disturbare i banchetti dei pennuti incrociando nei pressi degli stormi. Escamotage che, però, non producevano risultati concreti e, anzi, aumentavano l’appetito dei cormorani. L’unica soluzione possibile, secondo i pescatori, era anche la più criticata dagli ambientalisti: armare le doppiette e far valere la legge del più forte rispondendo col piombo all’appetito degli uccelli. Ecco perché, praticamente ogni anno, dalle lagune dell’oristanese partono le richieste di autorizzazione alla “guerra” indirizzate alla Regione. A dare man forte ai pescatori ci hanno pensato le associazioni di categoria parlando a più riprese di “fauna fuori controllo” e di rischi economici insostenibili per aziende ittiche che danno lavoro a centinaia di persone.
L’unica alternativa, sposata anche dai movimenti ambientalisti, ha il colore dei soldi e sarebbe la somministrazione di incentivi per tamponare le perdite. (c.z.)
L’unica alternativa, sposata anche dai movimenti ambientalisti, ha il colore dei soldi e sarebbe la somministrazione di incentivi per tamponare le perdite. (c.z.)
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