La Nuova Sardegna

A Oristano sarà una partita a sei: il Pd sfida la destra unita e il M5s

di Roberto Petretto
A Oristano sarà una partita a sei: il Pd sfida la destra unita e il M5s

Il centrosinistra ha lasciato a casa il sindaco uscente e punta su uno dei suoi assessori Forza Italia vuole ritornare al governo dopo 5 anni e i grillini corrono per la prima volta in città

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ORISTANO. Si dice che tempo fa, in gran Bretagna, sia comparso un manifesto elettorale che recava questo slogan: “Vota oggi, te ne pentirai domani”. Un manifesto dell’antipolitica? Una trovata ad effetto per attirare l’attenzione? Una protesta da parte di un elettore troppe volte deluso? La repulsione per la politica si percepisce anche a Oristano, eppure la carica di 450 e più candidati per le elezioni comunali di domenica è un segno di vivacità, di affezione verso la cosa pubblica, di impegno quasi collettivo. 450 candidati alla carica di consigliere e sei alla carica di sindaco. Dopo un mese tirato di campagna elettorale, siamo ormai prossimi al momento della verità.

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L’eredità. È quella lasciata da Guido Tendas: il sindaco uscente rivendica la paternità di diversi successi, respinge le accuse di bonapartismo che nel corso di questi cinque anni gli sono piovute addosso, ma nonostante tutto è costretto a farsi da parte. Il Pd non l’ha confermato, percependo un clima non favorevole a questo servitore dello Stato, integerrimo e tutto d’un pezzo, ma che forse non si è mai spogliato del tutto dagli abiti da preside. Se il Pd, che è il suo partito, non l’ha difeso e non l’ha riproposto, figurarsi quello che pensano di lui gli avversari, che sull’essere anti-Tendas hanno basato la campagna elettorale.

La scelta sofferta. Fuori Tendas, la scelta del centrosinistra non poteva essere totalmente ispirata alla discontinuità, salvo rinnegare in toto cinque anni di governo della città. Ecco quindi che si è puntato su Maria Obinu, che nella Giunta Tendas è stata assessore per cinque anni. E Maria Obinu, pur confermando stima e affetto verso “il suo sindaco”, ha preso le distanze da alcune posizioni e da alcune scelte giudicate in modo esplicito come «errate». Un’altra storia, insomma. Basterà a riconquistare i delusi del centrosinistra? Al suo fianco, oltre al Pd, al Psd’Az e al Psi anche le liste civiche Noior, Oristano nel cuore e Valore comune.

Deja vu. Se il centrosinistra si affida al semi-nuovo, il centrodestra ripesca un usato garantito: Andrea Lutzu, che cinque anni fa fu candidato col Pdl, ma non arrivò al ballottaggio e che ora ci riprova con alle spalle una coalizione decisamente più robusta (Forza Italia, Fortza paris, Fratelli d'Italia, Un'altra Oristano, Riformatori). Misurato e equilibrato, Lutzu offre la faccia affidabile di chi conosce il funzionamento della macchina amministrativa (è stato vicesindaco con Angela Nonnis), non promette la luna e punta sull’elettorato moderato.

La fantasia al potere. È una delle incognite di questa competizione elettorale: Filippo Martinez e il suo “pantito” sono la ventata di novità di questa campagna elettorale: fuori dagli schemi tradizionali, fuori dalle sigle, in uno scenario dove tutti si affrettano a cucirsi l’etichetta di “nuovo”, loro si accaparrano quella di “antichi”. Con i richiami alla democrazia ateniese, a arti e mestieri, alle corporazioni. Tre liste agguerrite: bucheranno la coltre di abitudine?

Gli “altri” moderati. Comunque li definisci, qualcuno se la prende: i sostenitori di Vincenzo Pecoraro sono, per così dire, eterogenei: ci sono i sovranisti del Partito dei sardi (e guai a chiamarli centristi) ci sono i centristi dell’Udc e di Cittadini per Oristano (e guai a chiamarli indipendentisti), c’è la civica Idee rinnovabili, che ha resistito a cinque anni di opposizione e alla mancata candidatura di del suo leader, Salvatore Ledda. Guai a sottovalutarli. Sono presenti e attivi nella vita pubblica cittadina e le loro liste sono forti.

Pianeta Grillo. Se “pesare” elettoralmente la coalizione di Martinez è difficile, per la lista del Movimento 5Stelle è impossibile. Ci penseranno gli elettori a decretare il successo o l’insuccesso di Patrizia Cadau, blogger e pedagogista prestata alla politica che ha messo un po’ di sale nella campagna elettorale. Il simbolo del movimento di Grillo potrebbe essere un valore aggiunto, al di là dell’appeal dei candidati.

Sola contro tutti. Nella centrifuga delle candidature teoriche della fase pre-elettorale, avrebbero perso l’orientamento politici più scafati: Anna Maria Uras ha tenuto salde le mani sul timone e, dopo aver rotto col Pd, dopo essere stata sostenuta dal Pds, ha lasciato la compagnia appena questa è diventata troppo numerosa e con personaggi a lei sgraditi. Poi l’idea: la corsa in solitario con la civica “Coraggio e libertà”.
 

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