Fluorsid, mai effettuati i controlli ordinati
A rivelarlo è il direttore dell’Arpas, che annuncia per fine giugno i primi risultati del monitoraggio
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CAGLIARI. Il deposito di Terrasili della Fluorsid a Macchiareddu, corpo di reato nell’inchiesta della Procura sull’associazione a delinquere in inquinamento e disastro ambientale, era sotto osservazione dagli anni novanta. Poi per ben due volte l’Ispra – l’Istituto superiore per la protezione dell’ambiente – avrebbe prescritto all’azienda di «verificare lo stato dei luoghi con alcuni carotaggi», ma quei controlli non furono fatti nel 2011 e neanche quattro anni dopo. In un caso la risposta della Fluorsid per giustificare il rinvio sarebbe stata questa: «C’è la crisi economica. Non riusciamo a vendere il gesso e se non togliamo tutto quello che c’è sopra, non possiamo fare i prelievi». A raccontare questi retroscena sono stati Alessandro Sanna, direttore dell’Arpas, l’agenzia regionale di controllo sull’ambiente, e Daniela Manca, direttrice del servizio tutela dell’atmosfera e del territorio dell’assessorato all’ambiente. I due funzionari l’hanno detto durante la conferenza stampa convocata dal consigliere regionale Valter Piscedda del Pd e a cui ha partecipato l’assessora all’ambiente Donatella Spano. Conferenza organizzata per spiegare che «senza entrare nel merito delle inchiesta, in questi mesi ci sono stati diversi controlli straordinari nell’area di Macchiareddu e a fine mese avremo i risultati definitivi sulla qualità dell’aria e dell’acqua intorno allo stabilimento e al deposito». Altre verifiche sono annunciate per i primi di luglio, quando arriveranno gli esperti dell’Ispra, per verificare se «in questi anni, il ciclo produttivo sia avvenuto nel rispetto delle prescrizioni previste dall’Autorizzazione integrata ambientale di cui ogni impianto ha bisogno per funzionare». Resta da capire cosa sia accaduto negli anni e prima del 16 giugno, giorno dell’arresto di cinque persone fra dirigenti e imprenditori legati all’azienda di Tommaso Giulini, il presidente del Cagliari calcio. «L’Arpas – ha detto l’assessore – i controlli li ha sempre fatti, ma dopo quello che è successo è stata proprio la Regione, all’indomani dell’incontro con i sindaci della Città metropolitana di Cagliari, a chiedere e ottenere dalla procura della Repubblica un monitoraggio speciale per verificare la presenza o meno di sostanze nocive». La «situazione è complessa», ha detto Piscedda, che tra l’altro è stato il primo a presentare un’interrogazione in Consiglio sul caso Fluorsid. Caso in cui la Regione s’è detta pronta a costituirsi parte civile se dovesse essere accertato l’inquinamento. «L’area sotto controllo – ha aggiunto – è vasta, sono oltre 180mila metri quadrati. Però nell’interrogazione ho sollecitato che le istituzioni in campo controllino ancora più a fondo nell’interesse dei cittadini». L’assessore l’ha ribadito: «Tutte le verifiche sono state intensificate». Ma una preoccupazione sembra essere stata scongiurata: stando alle analisi dal 2015 al 2016 dell’assessorato alla sanità la laguna di Santa Gilla – su cui si affaccia lo stabilimento Fluorsid – non è inquinata. «Meglio così», hanno detto i soci dello stabulario in cui sono coltivate le cozze, perché «dopo l’inchiesta della magistratura, la gente non si fida e i prezzi sono crollati, ma ora possiamo dirlo a voce alta: la nostra era, è e rimane una produzione di alta qualità».
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