I genitori del ragazzo: lasciateci in pace
di Giandomenico Mele
Dalla stanza dell’ospedale di Olbia in cui è ricoverato il figlio respingono con fermezza i visitatori
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OLBIA. «Vogliamo essere lasciati in pace. Vogliamo che nostro figlio venga lasciato in pace». Reparto di Chirurgia generale dell’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia. Qui da domenica pomeriggio è ricoverato Dimitri Fricano, il giovane biellese unico indagato, con l’accusa di omicidio volontario, per la morte di Erika Preti, la sua fidanzata, uccisa con due coltellate alla gola in una villetta di Lu Fraili, frazione di San Teodoro. Le parole, gli unici messaggi indiretti che filtrano dalla stanza numero 5 dell’ospedale di Olbia sono quelle dei genitori di Dimitri, arrivati a Olbia da vicino Biella e da due giorni chiusi in quella stanza e nel loro silenzio, accanto al letto del figlio, che continua a proclamare la sua innocenza. Parole scarne che vengono riportate dalla caposala del reparto di Chirurgia, una delle infermiere incaricate di proteggere la privacy della famiglia dopo che Fricano ha smesso di essere piantonato dai carabinieri. «Non vogliono dire altro, mi hanno pregata di riferirvi che vogliono stare tranquilli accanto al figlio». Il padre di Dimitri è un ex finanziere, appena appresa la notizia della tragedia si era precipitato a Olbia insieme alla moglie. Da Biella nei giorni scorsi ha parlato solo il fratello di Dimitri, Alessio, che ha descritto Erika come “una sorella acquisita”. Dietro il clima ovattato dei corridoi dell’ospedale di Olbia si cela quasi un naturale ritegno a parlare di questo paziente particolare, che chiuso nella stanza 5 continuerebbe a professare la sua innocenza, a parlare di una terribile aggressione, dell’uccisione della sua Erika. Il padre di un ragazzo ricoverato nella stanza accanto accenna qualche parola: «si sa chi è, ma non lo abbiamo visto – spiega lungo il corridoio -. Qui nessuno ha molta voglia di parlare». Si preferisce ascoltare, con il personale sanitario e infermieristico che hanno ricevuto precise istruzioni di filtrare tutti i possibili visitatori, soprattutto quelli potenzialmente sgraditi. La versione del commesso di Biella non è cambiata di una virgola dai momenti immediatamente successivi al delitto: “Ci hanno aggredito, sono entrati in casa, ricordo solo questo. Non sapevo che Erika fosse morta». Fricano è ancora ricoverato per i postumi di un colpo in testa che gli ha procurato un ematoma sulla fronte, ma le sue condizioni sono in continuo miglioramento anche se a detta del suo legale sarebbe ancora in uno stato di choc determinato dal tragico evento.
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