La Nuova Sardegna

Urbanistica, Soru boccia la legge Pigliaru-Erriu: non dà certezza sulle regole

Urbanistica, Soru boccia la legge Pigliaru-Erriu: non dà certezza sulle regole

L’ex governatore della Regione Sardegna preferisce il testo più snello presentato da Demontis e Collu: «Nel testo della giunta troppe deroghe. Sì solo alle ristrutturazioni nei 300 metri» 

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CAGLIARI. Il padre del Piano paesaggistico regionale, Renato Soru, di urbanistica finora aveva parlato una sola volta, quand’era ancora segretario del Pd e la legge Pigliaru-Erriu l’aveva demolita. Passato un bel po’ di tempo, ha organizzato un convegno ed è ritornato alla carica. «La bozza che ho letto – ha detto – mi sembra troppo complicata, non dà certezza sulle regole, lascia aperte la porte a troppe deroghe tutte pericolose e non risolve neanche il vero problema: senza i Piani urbanistici comunali, oggi sono pochissimi, non si va da nessuna parte». Perché – ha proseguito «devono essere i territori a decidere il loro futuro, non la Regione con un malloppo di 240 pagine che finirà per essere l’ennesimo imbuto. Non c’è bisogno di grandi sacerdoti, ma di condivisione diffusa intorno a un testo snello». Per poi aggiungere: «Esiste un’altra proposta di legge», è stata presentata ad aprile, in Consiglio regionale, dai suoi fedelissimi Salvatore Demontis e Alessandro Collu e per lui è «molto più snella, 62 articoli contro 113, e punta a risolvere prima di tutto il vuoto dei Puc».

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Ma non poteva mancare un passaggio anche sul caso più spinoso: cosa potranno fare e disfare gli alberghi all’interno della fascia dei 300 metri dal mare? La riposta dell’europarlamentare è stata questa: «Dove non c’è nulla, nulla potrà essere fatto e non ci potranno essere scorciatoie per aggirare i vincoli del Piano paesaggistico. Per le zone già violate, la nostra proposta di legge non prevede aumenti volumetrici – quella della giunta invece sì e fino a un più 25 per cento – ma solo manutenzioni ordinarie e straordinarie, ristrutturazioni, restauro e risanamento conservativo.. Credo che sia più giusta questa ipotesi che quella avanzata dalla giunta». Rispetto al passato e al no tassativo di un tempo, Soru è sembrato disponibile a un’apertura, «Non siamo adoratori della cenere», ha detto, anche se più di un passaggio tecnico meriterebbe di essere ancora più approfondito.

La platea. Come ai bei tempi, Soru ha detto tutto questo davanti a una sala piena e dopo aver ascoltato gli ospiti che aveva invitato: l’architetto Sandro Roggio e Maria Paola Morittu, vicepresidente nazionale di Italia Nostra, oppositori sempre più duri di un disegno di legge, quello della Regione, che presto sarà preso in carico dal Consiglio regionale, oppure Maurizio De Pascale, costruttore e presidente di Confindustria Sud, deciso nel dire: «Non possiamo rimanere fermi come abbiamo fatto finora», e Pasquale Mistretta, rettore emerito dell’università di Cagliari e urbanista, promotore di un rilancio immediato delle zone interne, perché «senza quei territori non si va da nessuna parte». Ma soprattutto Soru ha parlato davanti all’assessore Cristiano Erriu, seduto in prima fila, che non era stato invitato, ma s’è presentato lo stesso.

Il faccia a faccia. Uno di fronte all’altro, spesso gli sguardi si sono incrociati, ma alla fine Erriu – seppure sollecitato dallo stesso Soru – non interverrà. Ha preferito ascoltare e prendere appunti: due fogli fitti e chissà che non gli possano servire quando, in Consiglio, comincerà il difficile dibattito anche dentro il centrosinistra sull’urbanistica. Ma Soru è stato anche chiaro nel dire: «Non sono contro la giunta, Pigliaru è il mio presidente, ma non posso accettare che un assessore – ha fatto il nome del vicepresidente Raffaele Paci – vada in giro nei piccoli paesi a dire che non avranno futuro». Poi è ritornato sulla burocrazia: «Gli imprenditori hanno bisogno di regole certe dappertutto, urbanistica compresa: diamogliele, altrimenti non investiranno. E invece la bozza proposta dalla Regione mi pare sia ispirata da questa convinzione: più scrivo, meno ci saranno contenziosi. È un errore, le imprese vanno ascoltate, i territori coinvolti, non può esserci l’ennesimo centralismo semmai utilizzato per scardinare il Piano paesaggistico. Lo ripeto; non sono contro quella legge urbanistica, ma esistono alternative e vanno messe a confronto». (ua)
 

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